Il Tirreno

Grosseto

Il giornalista Bottinelli lo conobbe all’Aiuole E Norbu gli rivelò perché scelse Arcidosso  

Quei “poggi pelati” che accesero il fuoco di un grande uomo

claudio bottinelli* ; *già caposervizio del Tirreno Grosseto

l’incontroclaudio bottinelli*Ho avuto la fortuna di conoscere il maestro Choegyal Namkhai Norbu tanti anni fa, quando era appena arrivato sull’Amiata e stava costruendo il gompa Merigar. Fu Ugo...

2 MINUTI DI LETTURA





l’incontro

claudio bottinelli*

Ho avuto la fortuna di conoscere il maestro Choegyal Namkhai Norbu tanti anni fa, quando era appena arrivato sull’Amiata e stava costruendo il gompa Merigar.

Fu Ugo Quattrini a presentarmelo. Namkai Norbu era ospite del suo ristorante, “L’Aiuole”, ed è lì che ho avuto il piacere di incontrare più volte il maestro e di parlare con lui. Lo ricordo come un uomo semplice dallo spirito “pulito”.

Mi colpirono subito la pace che riusciva ad emanare, la pacatezza del suo parlare, la saggezza delle sue parole. Una persona eccezionale.

Abbiamo parlato della vita, del pensiero dell’uomo, del senso delle cose.

Una volta gli chiesi: «Maestro, che cosa lo ha spinto a venire sull’Amiata, che tutto sommato è un luogo isolato del mondo, e a costruire il gompa lassù su quei “poggi pelati” (così li chiamava la gente della montagna) dove non crescono neppure gli alberi?».

Namkai Norbu, lo ricordo come fosse ora, era seduto nella sala a destra, entrando, del ristorante, seduto al tavolo con le spalle al muro. Io gli stavo di fronte. Mi guardò fisso negli occhi e accennò a un sorriso che illuminò il suo volto.

«Carissimo amico – mi rispose – è stato il fuoco, l’energia che emana da questo luogo, e che altrove non si trova, a richiamarmi».

Poi si spiegò meglio. «Stavo viaggiando in auto – mi disse – diretto verso Siena, e la vettura percorre le strade dell’Amiata, ad Arcidosso per l’esattezza, che sentii dentro di me un gran fuoco, sentii il calore di una colonna di fuoco. Ne fui attratto e chiesi a chi stava guidando di deviare il percorso: lo avrei guidato io su dove andare.

Salimmo la strada verso le Aiuole e feci curvare a sinistra, poi feci imboccare una stradetta di campagna, sempre attratto da quel fuoco meraviglioso, che aveva il calore del sacro, e giungemmo là dove oggi sorge Merigar. Percepii la grande forza che si sprigionava da questa terra, una forza unica, e decisi che questo era il luogo che avevo cercato per tutta la vita. Per questo sono rimasto».

Sono stato altre volte a Merigar e ho vissuto l’esperienza dei grandi raduni (c’erano tante auto parcheggiate che riempivano i campi) e ho apprezzato ancora Namkai Norbu che parlava agli uomini della vita senza usare parole difficili, ma partendo dalle piccole cose, dagli oggetti, dai fiori, dagli uccelli.

Poi, concluso il parlare, si formava un lungo e silenzioso corteo e chi voleva, uno ad uno, poteva avvicinarsi al Maestro per porgli una sua domanda; a tutte Norbu dava una risposta».

Una persona eccezionale, così lo ricordo. E ne porterò sempre l’immagine dentro di me. –









Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini