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Scarlino Energia chiede alla Provincia danni per 3 milioni con un ricorso al Tar

Enrico Pizzi
Scarlino Energia chiede alla Provincia danni per 3 milioni con un ricorso al Tar

La proprietà lamenta l’impossibilità di utilizzo del cdr  per un periodo di due mesi tra gennaio e marzo 2010 

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Per due mesi, tra il 13 gennaio e l’11 marzo del 2010 l’inceneritore di Scarlino non ha potuto utilizzare il cdr (combustibile derivato da rifiuti) e per questo Scarlino Energia ha fatto ricorso al Tar, chiedendo alla Provincia di Grosseto il risarcimento del danno.

In quei due mesi Scarlino Energia ha dovuto acquistare biomasse e non ha potuto ritirare cdr, con un aggravio che, tra maggiori costi e mancati guadagni, è stato calcolato in oltre 3,2 milioni di euro. Il problema nasce dal ritiro, il 13 gennaio, da parte della Provincia, della valutazione di impatto ambientale (Via) che era stata rilasciata a Scarlino Energia il 19 gennaio del 2009. Sarebbe dovuta seguire l’autorizzazione integrata ambientale (Aia), ma a settembre il consiglio provinciale chiese il riesame della Via. La giunta provinciale, all’epoca presieduta da Leonardo Marras, decise di indire l’inchiesta pubblica, fu istituito un apposito comitato e l’8 gennaio 2010 fu pubblicato il documento conclusivo sulla cui base la Provincia ritirò, in via di autotutela, la Via rilasciata l’anno prima. «Tale esito – si legge nel ricorso di Scarlino Energia – si doveva imputare all’attività dei componenti del comitato di inchiesta pubblica, alcuni dei quali in palese conflitto di interessi, che aveva indotto in errore l’amministrazione».

Una convinzione che il legale della società, Alessandro Antichi, fonda sulla relazione del consulente tecnico, Alessandro Iacucci, incaricato dalla Procura nel corso del procedimento penale, nato dalla denuncia che Scarlino Energia aveva sporto proprio nei confronti del comitato di inchiesta pubblica, che si è concluso senza condanne. La consulenza non è tenera con la Provincia. Rileva che alcuni componenti del comitato «si erano già pronunciati nella fase dell’iter istruttorio svolto dall’amministrazione provinciale, e quindi il loro giudizio non poteva essere super partes», sottolinea che «appare azzardata l’affermazione del comitato di inchiesta che l’impianto si è trasformato nel tempo, e che la Via ha esaminato un impianto diverso». Il punto è l’affermazione della mancanza di bruciatori di riserva che, invece, «sono stati istallati nel 1998». Il consulente della Procura rileva che gli uffici della Provincia hanno seguito un percorso corretto nel rilascio della Via, ma questo sarebbe stato interrotto dal consiglio e dalla giunta provinciale che hanno voluto l’inchiesta pubblica «a valle di una istruttoria procedimentale conclusa». Iacucci sottolinea che «per sopperire a quanto concluso dal comitato» la Provincia ha chiamato in causa un consulente esterno, il professor Silvano Focardi, dell’Università di Siena e sulla base del parere di quest’ultimo l’11 marzo 2010 la procedura di Via si concluse positivamente. Secondo Scarlino Energia, l’inchiesta pubblica avrebbe avuto come unico effetto ritardare la possibilità di utilizzo del cdr: di qui la richiesta dei danni per il cui ammontare è stata chiesta al Tar una consulenza tecnica d’ufficio. —

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