Il Tirreno

Grosseto

l’ex sindaco mambrini 

«Le piante di ailanto minacciano i boschi»

F. B.

monte amiataL’ailanto minaccia i boschi amiatini. Presente ormai in tutto il comprensorio dei comuni del Monte Amiata sta rapidamente prolificando e sta soppiantando gli alberi autoctoni, dando vita...

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monte amiata

L’ailanto minaccia i boschi amiatini. Presente ormai in tutto il comprensorio dei comuni del Monte Amiata sta rapidamente prolificando e sta soppiantando gli alberi autoctoni, dando vita ad un vero e proprio bosco che arriva dall’Oriente. A rafforzare l’allarme arrivato alcuni giorni fa da alcuni residenti di Castel del Piano che lo indicavano anche nel centro stesso del paese ai piedi di altre essenze o già rigogliosamente diventato albero adulto, arriva da Castell’Azzara la voce di Marzio Mambrini, ex sindaco e esperto botanico e appassionato studioso di ambiente che spiega: «È un pericolo reale, presente anche nella nostra zona: chi infatti non ha notato che le piante di ailanto poste a corredo della fontana del Papa in località Selva hanno dato origine alla densa e popolata colonia che fa da contorno alla serie di curve poste sotto al Convento della Santissima Trinità? Chi non ha visto che dopo il cimitero di Castel del Piano ci sono restate ormai solo piante di ailanto? Chi ignora che, entrando a Castell’Azzara da Sorano, ci si trova in presenza di un bosco di ailanto? Sono solo alcuni esempi, dimostrativi però del fatto che il pericolo ailanto esiste e che dobbiamo affrontarlo se vogliamo proteggere quella biodiversità che, oggi, è forse la cosa più preziosa presente nei nostri boschi».

L’ailanto (Ailanthus altissima) è un albero che è stato imprudentemente importato in Europa dalla Cina e dalle Molucche verso la metà del 1700 per affiancare nella produzione della seta il Bombice del gelso (baco da seta), all’epoca minacciato da una grande epidemia. E possiede, infatti, gran parte delle caratteristiche delle specie pioniere: vegeta bene anche in piena luce, ha un veloce accrescimento, una modesta statura finale (non supera i 20-25 metri), una vita media bassa (40-50 anni) e una precoce maturità sessuale con abbondante produzione di semi leggeri e quindi di facile trasporto con il vento. Mambrini spiega che «è conosciuto con il nome di Albero del Paradiso o Albero del Sole, è una pianta che cresce ovunque, anche fra le macerie e sui muri abbandonati – dice – ma quello che più preoccupa è che, sfuggendo dai giardini, si inselvatichisce con enorme facilità, dando vita a fitte colonie che in breve tempo soppiantano la vegetazione indigena, divenendo un serio problema per i boschi. Oltre tutto ha la capacità di immettere nel terreno sostanze che impediscono la germinazione di semi di altre specie» chiude Mambrini. — F. B.

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