Il dolore
«Il nostro quartiere è in mano agli sbandati»
Bivacchi, sporcizia, richieste di soldi, bisogni corporali e sesso in pubblico: gruppo di residenti fa denuncia in Procura
GROSSETO
Una decina di personaggi senza arte né parte, tra i 30 e i 50 anni di età, stranieri di origini europee, da mesi tiene in scacco un quartiere. Disturbano la quiete notturna, offendono il pudore dei residenti e di chi passeggia, danneggiano gli arredi urbani, si ubriacano, litigano, spacciano.
Dopo le proteste, le segnalazioni alla polizia municipale e ai giornali, ora alcuni cittadini hanno presentato una denuncia/querela alla Procura della Repubblica di Grosseto. Sono loro stessi a raccontare i fatti: un gruppo di persone, famiglie, che vivono negli stabili condominiali di via della Pace, verso via Aurelia Nord. E non si tratta della solita denuncia generica. Stavolta – spiegano – c’è di più: dettagli, immagini, una situazione di oggettivo disagio che ha raggiunto il limite.
«Da mesi – spiega l’avvocato Manuele Adami, che ha redatto l’esposto – nell’area antistante questi palazzi, tra piante, siepi e panchine, proprio sotto le finestre da cui si affacciano anziani, bambini, giovani coppie, accade di tutto. C’è un vero e proprio ritrovo, 24h, di soggetti che godono di completa immunità».
In effetti basta farci un salto per verificare (e fotografare) la situazione: una mezza dozzina di individui ormai letteralmente accampati in via della Pace. Cosa fanno lo raccontano gli stessi residenti: «Attività spregevoli, moleste, sia nei riguardi di chi passa o li guarda, sia dell’ambiente: schiamazzi diurni e notturni a qualunque orario, consumo continuo di cibo e bevande alcoliche, abbandono di rifiuti di ogni genere, tra cui le loro stesse feci e quelle degli animali che conducono, perfino rapporti sessuali in pubblico. E poi, la cosa più grave, il via vai e gli scambi di merce con altri individui che, per come vengono posti in essere, ci fanno sospettare traffici di sostanze illecite».
Famiglie esasperate, anziani molestati con richieste insistenti di denaro, al punto da evitare il transito in quegli spazi, nel marciapiede. «Non si conosce il loro nome – racconta un cinquantenne che vive qui con la moglie dal 2011 – ma non è neanche corretto definirli ignoti, perché ormai da tempo, dall’inverno scorso, sono quotidiani frequentatori del quartiere. Non si tratta di africani. Sono tutti di origine slava. Lo si capisce dalla lingua in cui li sentiamo esprimersi tra loro».
L’avvocato Adami non dettaglia i contenuti della denuncia precisando comunque di aver allegato alla stessa «un’ampia documentazione fotografica che ritrae le condizioni degradate in cui queste persone lasciano il vicinato. Alle forze dell’ordine – prosegue il legale – abbiamo chiesto un’urgente attività di monitoraggio, specie di notte, che consenta di accertare identità e responsabilità dei soggetti coinvolti e, successivamente, una sollecita repressione».
«Se non intervengono – conclude un anziano – prima o poi succederà qualcosa di brutto. Hanno coltelli e sono sempre “imbenzinati”. Per questo abbiamo deciso di mettere nero su bianco». Non a caso è stato scelto un avvocato per presentare la denuncia e seguire l’iter. —
GABRIELE BALDANZI
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