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Addio a Sonia, tra il dolore e i colori del rione Fortezza

Ivana Agostini
Addio a Sonia, tra il dolore e i colori del rione Fortezza

La comunità commossa ha salutato il feretro della 41enne anima del Palio La bara è stata portata a spalla dai vogatori, come aveva chiesto la donna

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Sulla sua bara era adagiata una bandiera con i tre colori simbolo del suo rione: il rione Fortezza. Lacrime e commozione hanno accompagnato ieri il feretro di Sonia Fanciulli, la santostefanese uccisa da una malattia alcuni giorni fa. Aveva solo 41 anni.

La donna, madre di famiglia, amava il Palio. Amava la Fortezza che le è stata vicino anche nel suo ultimo viaggio terreno. Sono stati proprio i vogatori del suo rione, con le loro maglie rosse e la coccarda tricolore – quelli che hanno vinto la Coppa d’oro – a portarla a spalla lungo Corso Umberto.

È stato l’ultimo omaggio a una donna che, consapevole della sua fine, ha lasciato chiare le sue ultime volontà. Voleva che al suo funerale fosse presente l’equipaggio della Fortezza.

Sonia era forte. Ha trasmesso la sua “fortezza” a tutti. Una donna libera, solare, sorridente che sapeva trasmettere tanto amore». Così l’ha ricordata don Sandro Lusini che ha pronunciato la sua omelia fra le lacrime.

Lacrime di dolore per una donna che è stata l’esempio del coraggio e dell’amore per tutta una comunità. Ed è proprio tutta la comunità di Porto Santo Stefano che ieri si è stretta intorno alla famiglia di Sonia, al marito Massimiliano, alle figlie di 15 e 11 anni e all’ultima di appena 11 mesi.

«La malattia può togliere tutto – dice il parroco – ma a lei non le ha tolto mai il sorriso. Quel sorriso che oggi è qui con noi. Non si può non ricordarla alla sfilata del Palio ad agosto – aggiunge – provata nella malattia ma sorridente come sempre».

Sonia sperava di farcela. Ha combattuto sempre per questo. Non si è mai arresa cercando anche di infondere fiducia a chi le era intorno. Una donna che nella chiesa di Santo Stefano c’era spesso. «Non è mai stata tolta dall’elenco delle catechiste – dice il sacerdote – Non potevamo non considerarla sempre. Ora non è il momento di chiedersi perché. È solo il momento di piangere» .

Le braccia di Massimiliano, seduto a pochi centimetri dalla bara della moglie, abbracciano le sue figlie. Lui è al centro. Accarezza i capelli delle bimbe. Gesti delicati per consolare un dolore inconsolabile. «Le tue figlie – dice don Lusini – avranno in te il ricordo di Sonia». Ieri un intero paese era nella chiesa di Santo Stefano. Una chiesa grande che non è riuscita a contenere tutti. In tanti hanno atteso fuori, sulla scale davanti alla chiesa, lungo le vie laterali. Sonia aveva impersonato per due volte Maria nel presepe vivente di Porto Santo Stefano. Ieri nel paese del promontorio ogni rivalità era sopita. Contavano solo i tre colori che Sonia amava: il verde, il giallo e il rosso. I suoi colori. —



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