Il Tirreno

Grosseto

Maremma meno popolosa Calano anche gli immigrati

Giovanna Mezzana

Il saldo nascite/morti indica 1.550 residenti in meno nell’arco di un solo anno E il dato resta negativo (-870) anche se ci si aggiungono gli stranieri. Gli effetti

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grosseto

Diminuiscono i residenti: sulla costa maremmana, nei paesi dell’Amiata e nei borghi delle Colline Metallifere, cioè ovunque in provincia di Grosseto. È un fenomeno non nuovo, ma adesso è più evidente di prima. E gli immigrati che arrivano – e in molti casi mettono su famiglia – non bastano più a riportare in equilibrio la bilancia demografica. Il processo di invecchiamento della popolazione – da Grosseto a Monterotondo Marittimo, da Pitigliano a Capalbio – procede poi inesorabilmente. Siamo sempre meno e sempre più vecchi, insomma. Che fare? «Non serve lanciare gridi di allarme per il fenomeno – dice Mauro Schiano, responsabile del Centro Studi della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno – Serve piuttosto la pacatezza per guardare con lungimiranza al futuro». Per esempio: che serve dare nulla osta alla costruzione di supermercati fuori dai centri cittadini se gli anziani – che in futuro rappresenteranno la maggior quota di acquirenti – faticano per raggiungerli? Che serve concedere varianti urbanistiche per l’edificazione di maxi condomini con appartamenti da 100 metri quadri se le coppie avranno sempre meno figli? Perché sia chiaro, dice l’esperto, «Un’economia seria tiene sempre conto del fattore umano». Ecco perché il calcolo di quanti siamo in rapporto a quanti eravamo, quanti saremo e (soprattutto) dove andremo – cioè lo studio della demografia, detto in maniera un po’sbrigativa – è utile per compiere scelte di cui non pentirsi: ecco perché ogni anno gli esperti dell’Istat e delle Camere di Commercio – per Grosseto e Livorno la Cdc della Maremma e del Tirreno – sfornano questi dati.



In provincia di Grosseto ci sono 222mila abitanti e il dato è al 1° gennaio 2018: sono lo 0, 4% in meno rispetto al 1° gennaio 2017. All’appello mancano 870 “teste”. Attenzione, però, questo saldo è mitigato dall’effetto immigrazione; se infatti – per assurdo – la provincia di Grosseto fosse un “sistema chiuso” in cui nessuno entra e da cui nessuno esce, il risultato sarebbe in ulteriore decremento: il cosiddetto “saldo naturale” – cioè la differenza, in valore assoluto, tra il numero di nati vivi e i morti, in un dato periodo di tempo – è negativo di 1. 547 unità (e peggiore dell’anno precedente).



Non solo. Il tasso di crescita naturale – cioè la differenza tra nati e morti rapportata alla popolazione media a metà anno – è il più basso di tutta la Toscana: segna –6, 9% quando quello regionale è al –4, 9% e quella nazionale al –3, 1%. Anche nel 2017 il fattore immigrati – che fino a qualche tempo fa riusciva a “sterilizzare la perdita demografica – non è bastato a riportare il segno più.



Guardiamo le carte di identità: in provincia di Grosseto è massiccia la presenza di over 40; le età maggiormente rappresentate sono quelle del decennio che corre dai 44 ai 54 anni, con un picco che si registra a 53; poi si rilevano altri due punti di massimo in corrispondenza dei nati subito prima e subito dopo la seconda guerra mondiale. È piuttosto bassa la presenza di residenti under 30. Ed è preoccupante anche la “penuria” di bambini da zero a cinque anni. Va da sè che la demografia è la madre di molte conseguenze sul fronte del Welfare: dai costi previdenziali a quelli sanitari; per esempio, un anziano over 80 costa alla sanità 40 volte di più rispetto ad un giovane under 15. Così è. –





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