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la tragedia 

La morte della piccola Giorgia causata da amnesia improvvisa

Pietro Barghigiani
La morte della piccola Giorgia causata da amnesia improvvisa

La bambina era stata dimenticata dal padre sul sedile posteriore dell’auto La perizia dello psichiatra Alessandro Meluzzi scagiona l’ingegnere di Scarlino

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SCARLINO

Un black out imprevedibile capace di rimuovere la volontà e i pensieri di un padre convinto di aver lasciato la figlia al nido quando, invece, era rimasta sul sedile posteriore dell’auto. Una rimozione totale e prolungata nel tempo con un effetto tragico: la morte della piccola Giorgia Carli, trovata senza vita nel primo pomeriggio del 18 maggio nella macchina del papà nel parcheggio della Continental a San Piero a Grado. Non aveva ancora compiuto un anno.

A distanza di quattro mesi da una morte che fece piangere l’Italia, la consulenza disposta dalla Procura sul padre di Giorgia, l’ingegner Daniele Carli, 44 anni, sposta il baricentro dell’inchiesta sull’eventuale causa di non punibilità per il genitore indagato con l’accusa di omicidio colposo.

Lo psichiatra Alessandro Meluzzi, ex parlamentare di Forza Italia, criminologo, opinionista tv, nella sua relazione attribuirebbe a Carli quella condizione che già in passato è stata riconosciuta a chi ha vissuto tragedie identiche. L’ingegnere quel giorno sarebbe stato colpito, senza alcuna avvisaglia, da una transitoria amnesia dissociativa. Così la letteratura scientifica classifica il buio che si impossessa della mente degli adulti cancellandone presenze e impegni. Si tratta di una perdita completa delle nozioni del tempo e del ricordo. Un’amnesia circoscritta, in cui la persona non è in grado di ricordare cosa è accaduto nell’arco di poche ore. E così un pezzo della propria vita viene temporaneamente cancellato senza che la persona ne abbia la minima consapevolezza. Una tabula rasa in cui finì anche Giorgia la mattina del 18 maggio.

Meluzzi ha incontrato Carli. Lo ha ascoltato ripercorrendo la sequenza di una giornata da incubo. E ha cercato di capire, analizzando eventuali situazioni di stress sul lavoro o personali, le cause di una disconnessione delle sue facoltà mentali.

Ora il sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni attende la consulenza di parte, quella della difesa. L’avvocato Antonio Cariello, che assiste Carli, ha indicato come professionista il dottor Guido Cappa, dirigente di psichiatria a Piacenza. Dalla sua ha l’esperienza di due casi identici. Il primo come specialista incaricato dal gip nel ruolo di consulente tecnico d’ufficio.

Era il 2013 e il caso fu quello di Andrea Albanese, il padre che a Piacenza aveva lasciato il figlio Luca di due anni legato al seggiolino dell’auto, parcheggiata all’ingresso dell’azienda dove lavorava. Venne archiviato. L’ultimo incarico il dottor Cappa lo ha ricevuto dalla Procura di Arezzo per Ilaria Nardini, la mamma che aveva dimenticato la figlia di 18 mesi nella macchina davanti al municipio dove la donna lavora come segretario comunale. E anche in quel caso la sua perizia si è rivelata decisiva per l’archiviazione, arrivata nei mesi scorsi, chiesta anche dal magistrato dell’accusa. Cappa nella perizia conclusiva per il caso di Piacenza aveva scritto che «al momento del fatto Andrea Albanese era completamente incapace d’intendere e di volere per il verificarsi di una transitoria amnesia dissociativa». Dunque, nessuna colpa, nessuna volontà di fare del male al figlio. Una tesi che se accolta dalla Procura cancellerebbe l’ipotesi di reato a carico di Carli.

L’amnesia dissociativa transitoria nella patologia forense ormai è diventata una causa di non punibilità. Non ci sono ombre nella ricostruzione di Carli.

L’ingegnere, originario di Scarlino, residente nel comune di Cascina e segretario del Pd di Riglione, dal 18 maggio vive da sopravvissuto a un dramma che lo ha travolto, ma non annientato. —

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