Sicurezza
«Holding unica regionale? Ho qualche perplessità»
Emilio Landi, presidente di Fiora spa, sulla proposta di Enrico Rossi: «I problemi delle grandi Ato dei rifiuti si vedono. In ogni caso serve una scelta duratura»
GROSSETO
Emilio Landi, presidente di Acquedotto del Fiora, entra nel dibattito sulla ripubblicizzazione dell’acqua.
Lei è d’accordo con Enrico Rossi, oppure no?
«Conta poco il mio parere. La proposta del governatore di una futura holding pubblica per la gestione del servizio idrico indica una strada, si riporta al centro della discussione politica un tema di attualità e si passa la palla ai sindaci. Qualche dubbio, invece, mi resta su come verrà fatta questa ripubblicizzazione. Ciò che chiederei, per buon senso e rivolgendomi a tutti, è di non cambiare idea ogni dieci anni: decidiamo se è meglio il piccolo o il grande, una gestione pubblica o mista. E poi non rimettiamo in discussione la decisione per convenienza politica».
Ma la sua opinione personale qual è?
«Io ho qualche perplessità su un gestore unico sotto l’egida della Regione. Mi pare che con i rifiuti, dove le Ato sono tre e molto grandi, ci siano grandi problemi e i sindaci abbiamo meno incidenza e peso. Dobbiamo ragionare sull’efficienza. Oggi, se si verifica una perdita, un amministratore riesce ad attivare la filiera di intervento in un tempo breve, anche solo con una telefonata. Il timore dei sindaci è che in futuro le cose possano cambiare in peggio. Sono stato sindaco per dieci anni e capisco».
I cittadini vogliono un ritorno all’acqua pubblica.
«Se si pensa che così possano diminuire eventuali speculazioni sull’acqua mi può stare bene, mi allineo. Se si pensa che diminuiranno i costi e le tariffe dico che non sarà così».
È vero che nel Grossetano le tariffe dell’acqua sono tra le più alte d’Italia?
«Premesso che in Italia le tariffe sono tra le più basse in Europa, le tariffe applicate da Fiora e approvate dall’Autorità idrica tengono conto di vari elementi che non possono essere sottaciuti. Per esempio l’enorme quantità di chilometri di tubazioni, la poca utenza e la grande mole di investimenti. Il fatto che i comuni abbiano ottenuto tante bandiere blu o arancioni, come riconoscimento ambientale, non è un caso. Si deve agli investimenti nella depurazione. Le tariffe qui non possono essere paragonate a luoghi dove adeguamenti e investimenti non si fanno».
Come sono i rapporti col partner privato Acea, che ha il 40% delle quote di Fiora?
«Precisiamo: definire Acea un partner privato è inesatto, dal momento che il 51 per cento della società lo detiene il Comune di Roma. Acquedotto del Fiora, se vogliamo dettagliare, ha oltre l’80 per cento di capitale pubblico. Già ora».
Fiora può fare a meno di Acea?
«Ad oggi no. Acea, presente anche nel capitale di altre società, ha permesso di migliorare i sistemi di controllo e gestionali e consente economie di scala con gli altri gestori. Grazie ad Acea abbiamo potuto finanziare interventi fondamentali, portando Fiora al top di tutte le graduatorie nazionali per investimenti pro capite».
Nel patrimonio netto di Fiora spa ci sono riserve straordinarie per circa 70 milioni , che possono essere utilizzate in diversi modi: distribuite ai Comuni soci per compensare gli aumenti tariffari; per una ricapitalizzazione; oppure, in futuro, per liquidare Acea. Giusto?
«Ha detto tutto lei. Negli ultimi due anni, però, i sindaci hanno ottenuto una piccola parte dei dividendi di Fiora, utilizzati in prevalenza per venire incontro alle famiglie disagiate. Si chiama ristoro. Ma non dimentichiamo che gli utili non sono mai stati distribuiti anche in ragione di un vincolo presente nel contratto di finanziamento ponte con le banche che hanno finanziato molti interventi». —
GABRIELE BALDANZI
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