Il dolore
«Ora è bene che i Comuni soci rinuncino agli utili di esercizio»
L’ANALISIE della proposta del presidente Enrico Rossi e del futuro di Acquedotto del Fiora parla il manager Claudio Ceroni, presidente per sette anni (tra il 2006 e il 2013) della società che...
L’ANALISI
E della proposta del presidente Enrico Rossi e del futuro di Acquedotto del Fiora parla il manager Claudio Ceroni, presidente per sette anni (tra il 2006 e il 2013) della società che gestisce il servizio idrico. «Non voglio entrare in gineprai e conflitti rispetto ai ruoli che ho occupato e che occupo – dice Ceroni– ma trovo la proposta di Rossi coerente con le politiche fin qui seguite nella gestione del servizio idrico in Toscana».
Non pensa invece che ci sia una contraddizione con la scelta compiuta dai Comuni 18 anni fa, una società mista pubblico/privata?
«A quell’epoca fu la scelta giusta e Acea si è rivelato un eccellente partner industriale. L’esperienza con il partner privato ha messo Fiora nelle condizioni di accogliere le richieste dei cittadini. Se la costa, che a ogni estate doveva fare i conti con la sistematica mancanza d’acqua, vede oggi garantita la continuità del servizio; se gli scarichi fognari che inquinavano torrenti, fiumi e mare sono oggi regolati da efficienti sistemi di depurazione; se Fiora è in grado di operare anche senza la diretta dipendenza operativa di soggetti esterni, io credo che dipenda molto anche dal contributo portato da Acea».
Ma allora non si rischia, liquidando Acea, di interrompere questo processo di efficientamento?
«Qui deve intervenire la buona politica. Fiora non deve certo smettere di investire nella riduzione delle perdite, perché oggi disperdere il 40% di acqua buona non è accettabile. Non solo. Credo che le risorse destinate ai Comuni, ovvero i famosi utili di esercizio distribuiti ai soci pubblici, non debbano essere più distolti dal servizio idrico».
I sindaci però quei soldi li vogliono.
«E per me sbagliano. Si sta aprendo una fase nuova che costringerà i Comuni a individuare cospicue risorse finanziare da destinare al processo di ripubblicizzazione: riterrei ragionevole fermare ogni previsione di distribuzione di dividendi. I circa 70 milioni di euro accantonati a riserve, e quelli che si formeranno nei prossimi anni, saranno indispensabili al termine della concessione per corrispondere al partner privato il cospicuo capitale investito e non ancora ammortizzato». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google