Il Tirreno

Grosseto

L’acqua torna pubblica. Fra mille dubbi

Gabriele Baldanzi

Dopo il referendum del 2011 addio ai gestori privati. E poi? La Regione lancia la sua proposta, che per ora divide i sindaci

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GROSSETO

Una settimana fa, in consiglio, il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi ha proposto un nuovo assetto dell’acqua con la realizzazione di una grande holding pubblica, alla quale parteciperanno in futuro le sette società toscane che attualmente gestiscono il servizio idrico. Nei prossimi mesi il consiglio si metterà a lavoro per agevolare questo processo di ripubblicizzazione dell’acqua, per il quale i cittadini si erano già espressi a maggioranza nel referendum del 2011.

È una fotografia complessa quella che ritrae i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione per usi idropotabili in Toscana, un sistema industriale fino a oggi tra i più solidi e affidabili, capace di generare utili, ma non sempre di declinarli in vantaggi e investimenti per il territorio. Non solo. La proposta politica di una società a completa partecipazione dei Comuni toscani sembra finalizzata a pianificare le condizioni più favorevoli nel momento in cui si procederà con gara al nuovo affidamento della concessione che, secondo la normativa vigente, coinciderà con la scadenza al 30 giugno 2021 del gestore fiorentino Publiacqua. Il nuovo gestore, tra il 2021 e il 2034 andrà a rilevare, una alla volta, tutte le altre gestioni esistenti via via che giungeranno a scadenza.

Rossi ha anche provato a ipotizzare una soluzione di carattere finanziario (il nodo più difficile da sciogliere) per liquidare i partner privati, individuando un soggetto di estrazione pubblica, come Cassa Depositi e Prestiti.

Ma cosa cambierà, per esempio, per la società Acquedotto del Fiora? Cambierà molto. Innanzitutto va detto che il termine della concessione è fissato al 2026 e in quell’anno Fiora cesserà di esistere, sostituito nell’affidamento del servizio idrico sulle provincie di Grosseto e Siena dal nuovo gestore individuato cinque anni prima. La partita vera, quindi, si gioca nei prossimi due anni. Da oggi alla fine del 2020.

Un altro nodo interessante è rappresentato dai Comuni, da come accoglieranno l’ipotesi di ripubblicizzazione. Rispetto alla proposta del presidente Rossi già si profila una visione diversa relativa alle funzione delle Autorità di Ambito. Mentre la Regione li vede ancora come fondamentali, confermando l’obiettivo di un’Ato unica, i sindaci grossetani e senesi, non proprio sotto voce, hanno già più volte manifestato pareri in senso contrario. «Le Ato – spiega Luigi Bellumori – sono poco funzionali e non in grado di assicurare ai primi cittadini il controllo sulla gestione delle società affidatarie dei servizi».

I sindaci “proprietari “delle quote azionarie di Acquedotto del Fiora dovranno sciogliere poi la questione del riacquisto delle quote private. Ulteriori aumenti tariffari non sarebbero sostenibili e il rischio è quello di veder saltare o rallentare la mole di investimenti, che ha posto in essere l’azienda grossetano/senese negli ultimi anni. Fiora è al top di tutte le graduatorie nazionali per investimenti pro-capite. La soluzione, per qualcuno, sarebbe quella di continuare a rinunciare agli utili “pubblici” della società, incrementando l’attuale tesoretto e usarlo più avanti per rilevare le quote di Acea.

Argomenti di discussione e di confronto che sicuramente terranno banco nella prossima campagna elettorale per il rinnovo del governo di decine di Comuni. —



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