Italia
Dopo la sorella Clara anche Bianca (l'avvoltoio) ha trovato la morte
Tragica fine per l’altro capovaccaio nato a Rocchette di Fazio, il gps indica un’anomalia, poi la scoperta: forse è stata avvelenata
GROSSETO. Una settimana fa era stata uccisa Clara, in Sicilia, impallinata da un bracconiere. Ieri anche la sorella – Bianca – è stata trovata morta, questa volta in Tunisia. Le due femmine di capovaccaio, nate e cresciute in Maremma, liberate in natura il mese scorso, sono state eliminate a distanza di pochi giorni l’una dall’altra. La prima barbaramente fucilata, la seconda avvelenata.
«Provo rabbia e frustrazione. Una cosa del genere non era mai capitata – spiega Guido Ceccolini, l’ornitologo che conduce il Cerm, a Rocchette di Fazio – I due capovaccai li abbiamo visti nascere e crescere e li abbiamo liberati noi, come tanti altri, per aiutare la specie a non estinguersi. Bianca aveva appena superato il tratto di mare che separa la Sicilia dal nord Africa e che rappresenta l’ostacolo naturale maggiore per i capovaccai che dall’Italia si dirigono verso i quartieri di svernamento dell’Africa sub-sahariana. Tutto lasciava pensare che le cose andassero per il meglio». E in effetti fino a qualche giorno fa i dati raccolti dal gps avevano permesso di verificare che Bianca era in perfetta forma e volava senza difficoltà. Nell’ultimo tratto del suo lungo viaggio – da Pantelleria al luogo della morte, ben 338 km – era entrata nel territorio tunisino. Si era fermata in una zona con molti ovili dove, purtroppo, è normale porre carcasse avvelenate per uccidere i predatori terrestri. Scesa in una oliveta, si è forse cibata di una di queste carcasse. Già un’ora dopo, i segnali del gps indicavano un’anomalia nel comportamento. È scattato l’allarme. In questi casi è necessario intervenire tempestivamente, perché l’animale potrebbe essere ferito, e quindi ancora salvabile.
In Tunisia il Centro per i rapaci minacciati di Rocchette di Fazio può contare su due collaboratori. «Abbiamo subito contattato Hichem Azafzaf, presidente dell’associazione “Les Amis des Oiseaux”, un’associazione ornitologica tunisina, e la moglie Claudia Feltrup Azafzaf, per chiedere loro di trovare Bianca – racconta Ceccolini – e la coppia è immediatamente partita da Tunisi verso sud; dopo un viaggio di 350 Km, nel punto dell’ultima localizzazione del gps, Bianca è stata individuata. Già morta, verosimilmente per avvelenamento. Una radiografia ha escluso l’impallinamento e ha rilevato che aveva lo stomaco pieno. La carcassa verrà ora analizzata da un esperto di tossicologia per avere una conferma ufficiale».
Scoraggiato, più che arrabbiato, Guido, fondatore e animatore del Cerm, non sanno se e come proseguirà la loro attività: «Alla luce di questi fatti, sempre più frequenti, vista la drammatica fine di Bianca e Clara, dovremmo fare una riflessione, coinvolgendo anche le istituzioni: ha senso proseguire con le nostre attività, viste le insidie che i capovaccai incontrano ovunque?». «La morte di Bianca e Clara per mano dell’uomo lungo la rotta migratoria – prosegue Ceccolini – ci dice quanto sia quasi impossibile per tanti rapaci migratori sfuggire ai pericoli mortali. Se non si prenderanno provvedimenti urgenti a livello nazionale e internazionale il destino del capovaccaio e di altri rapaci migratori, come i falchi pescatori (anch’essi nati e cresciuti in Maremma), sarà segnato per sempre». –
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