Il Tirreno

Grosseto

Dopo la sorella Clara anche Bianca (l'avvoltoio) ha trovato la morte

di Gabriele Baldanzi
Dopo la sorella Clara anche Bianca (l'avvoltoio) ha trovato la morte

Tragica fine per l’altro capovaccaio nato a Rocchette di Fazio, il gps indica un’anomalia, poi la scoperta: forse è stata avvelenata

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GROSSETO. Una settimana fa era stata uccisa Clara, in Sicilia, impallinata da un bracconiere. Ieri anche la sorella – Bianca – è stata trovata morta, questa volta in Tunisia. Le due femmine di capovaccaio, nate e cresciute in Maremma, liberate in natura il mese scorso, sono state eliminate a distanza di pochi giorni l’una dall’altra. La prima barbaramente fucilata, la seconda avvelenata.

«Provo rabbia e frustrazione. Una cosa del genere non era mai capitata – spiega Guido Ceccolini, l’ornitologo che conduce il Cerm, a Rocchette di Fazio – I due capovaccai li abbiamo visti nascere e crescere e li abbiamo liberati noi, come tanti altri, per aiutare la specie a non estinguersi. Bianca aveva appena superato il tratto di mare che separa la Sicilia dal nord Africa e che rappresenta l’ostacolo naturale maggiore per i capovaccai che dall’Italia si dirigono verso i quartieri di svernamento dell’Africa sub-sahariana. Tutto lasciava pensare che le cose andassero per il meglio». E in effetti fino a qualche giorno fa i dati raccolti dal gps avevano permesso di verificare che Bianca era in perfetta forma e volava senza difficoltà. Nell’ultimo tratto del suo lungo viaggio – da Pantelleria al luogo della morte, ben 338 km – era entrata nel territorio tunisino. Si era fermata in una zona con molti ovili dove, purtroppo, è normale porre carcasse avvelenate per uccidere i predatori terrestri. Scesa in una oliveta, si è forse cibata di una di queste carcasse. Già un’ora dopo, i segnali del gps indicavano un’anomalia nel comportamento. È scattato l’allarme. In questi casi è necessario intervenire tempestivamente, perché l’animale potrebbe essere ferito, e quindi ancora salvabile.

In Tunisia il Centro per i rapaci minacciati di Rocchette di Fazio può contare su due collaboratori. «Abbiamo subito contattato Hichem Azafzaf, presidente dell’associazione “Les Amis des Oiseaux”, un’associazione ornitologica tunisina, e la moglie Claudia Feltrup Azafzaf, per chiedere loro di trovare Bianca – racconta Ceccolini – e la coppia è immediatamente partita da Tunisi verso sud; dopo un viaggio di 350 Km, nel punto dell’ultima localizzazione del gps, Bianca è stata individuata. Già morta, verosimilmente per avvelenamento. Una radiografia ha escluso l’impallinamento e ha rilevato che aveva lo stomaco pieno. La carcassa verrà ora analizzata da un esperto di tossicologia per avere una conferma ufficiale».

Scoraggiato, più che arrabbiato, Guido, fondatore e animatore del Cerm, non sanno se e come proseguirà la loro attività: «Alla luce di questi fatti, sempre più frequenti, vista la drammatica fine di Bianca e Clara, dovremmo fare una riflessione, coinvolgendo anche le istituzioni: ha senso proseguire con le nostre attività, viste le insidie che i capovaccai incontrano ovunque?». «La morte di Bianca e Clara per mano dell’uomo lungo la rotta migratoria – prosegue Ceccolini – ci dice quanto sia quasi impossibile per tanti rapaci migratori sfuggire ai pericoli mortali. Se non si prenderanno provvedimenti urgenti a livello nazionale e internazionale il destino del capovaccaio e di altri rapaci migratori, come i falchi pescatori (anch’essi nati e cresciuti in Maremma), sarà segnato per sempre». –


 

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