Italia
«L’ischemia è recente, torni tra sei mesi»
Paralizzata nella parte destra del corpo, si sottopone alla visita di accertamento dell’invalidità per ottenere i benefici: e arriva la beffa
grosseto
Dopo un’ischemia cerebrale, 50 giorni di ospedale e un mese di riabilitazione, ha sperato di ottenere un’indennità per pagare qualcuno che possa aiutarla a compiere i gesti della quotidianità: alzarsi da letto, lavarsi, vestirsi, prendere in mano coltello e forchetta e mangiare. Ed è qui che – dopo lo choc alla sua salute – è arrivata anche la beffa. Gli effetti della sua patologia non sono stabilizzati, dicono gli esperti: dovrà aspettare per scoprire se la sua invalidità le darà diritto (o meno) a una indennità di accompagnamento. Dovrà attendere sei mesi, che sono un’eternità quando si combatte per una vita dignitosa.
Questa è la vicenda di una orbetellana di 73 anni: a raccontarla al Tirreno è la figlia. «Mia madre è stata ricoverata il 18 marzo all’ospedale di Grosseto per un’ischemia cerebrale, dalla quale è uscita con la paralisi di tutta la parte destra del corpo». Mariella (nome di fantasia) è rimasta al Misericordia fino ai primi di maggio; poi nella struttura ospedaliera di Manciano è stata sottoposta ad una riabilitazione. «Quando è stata dimessa dall’ospedale di Grosseto – dice la figlia – ed io ho potuto disporre della cartella clinica, mi sono rivolta al medico di famiglia per fare la domanda di invalidità».
È la metà di maggio quando il medico di base invia all’Inps l’ “attestato di trasmissione della domanda di invalidità” nel quale è certificato che Mariella è «impossibilitata a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore» e «non è in grado di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza continua». È il 14 giugno quando si sottopone ad una visita al Pizzetti – «alla quale arriva in barella» dice la figlia – per accertare la sua invalidità. Il 22 giugno arriva il verbale sanitario che contiene il giudizio dell’Inps sull’accertamento di invalidità: «Patologia non stabilizzata. Revisione tra sei mesi». Sette parole, giunte dopo appena sette giorni dalla visita, che gettano nello sconforto Mariella e la figlia. «Io lavoro sei giorni su sette, domenica compresa – dice la giovane– Ho terminato le ferie per assistere mia madre e non so come fare. È vedova e ha una pensione di 850 euro al mese: come può permettersi una persona che l’aiuti a lavarsi, vestirsi, mangiare ogni giorno? ».
Il Tirreno ha sottoposto il caso di Mariella all’Asl: «Per la patologia di cui è portatrice – spiega Rossano Santori, direttore della medicina legale dell’Asl Toscana sudest – non ha raggiunto, all’epoca della visita medico legale, la stabilizzazione clinica: pertanto, secondo norma, non può essere valutata. Per questo motivo la commissione, di cui fa parte anche il medico di categoria dell’Anmic (a garanzia degli interessi del paziente), ha deciso di procrastinare la valutazione definitiva dopo un periodo di tempo adeguato». È la norma, insomma, che costringe Mariella a dover attendere altri sei mesi: e senza la garanzia di ottenere, poi, davvero, un beneficio economico per condurre una vita degna di essere vissuta. –
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