Gioco
«Il volantino del 2013 fu solo critica politica»
Diffamazione, appello di Cerulli contro la condanna «Quelle parole non erano un attacco alle persone»
IL PROCESSO
Era solo e soltanto critica di natura politica quella che Arturo Cerulli, già sindaco di Monte Argentario, aveva espresso nel volantino della campagna elettorale del maggio 2013. Lo sostiene il suo difensore, l’avvocato Gianni Giorgi, nelle oltre venti pagine dell’atto di appello contro la condanna a 400 euro per diffamazione dei cinque “avversari” di quella tornata elettorale, che lo avevano querelato.
Ai giudici fiorentini, Cerulli chiede una riforma totale della sentenza, statuizioni civili comprese, perché il contesto di quel volantino, a suo giudizio, consente di dare una sola lettura delle parole contro l’illegalità, il malaffare, le mafie. Perché le parti civili, secondo l’appello, «accettando di scendere nell’agone politico di una competizione amministrativa particolarmente “accesa” – accettarono le relative “regole del gioco”, tra cui l’uso di un linguaggio che - come è esperienza di tutti i giorni, almeno per coloro che seguono le vicende della politica locale e nazionale – è divenuto sempre più aspro e corrosivo».
Quella fu una campagna elettorale di attacchi pesanti, a mezzo anche di manifesti e volantini anonimi contro Cerulli, presentati al giudice, che sconfinarono in maniera assai pesante sul piano personale e giunsero fino ad insinuazioni ed accuse relative a presunti favoritismi come irregolarità nella gestione amministrativa svolta durante il primo mandato del sindaco.
La difesa, poi, insiste in maniera particolare sulla circostanza che quel volantino non fu per nulla un attacco rivolto “ad personam” contro questo o quell’esponente della parte politicamente avversa, bensì «uno strumento prettamente politico utilizzato per richiamare l’attenzione dell’elettorato argentarino su quelli che erano i temi più cari all’Amministrazione Cerulli». Primi fra tutti quelli di Argentariopoli: e a quelli, l’ex sindaco lo ha detto anche in aula, il volantino si riferiva quando dichiarava di voler combattere le illegalità che fino a quel momento avevano caratterizzato, e a lungo, il Promontorio. Che quello fosse un volantino non diffamatorio ma politico lo aveva sostenuto anche l’avversario elettorale di quella tornata, Massimo Sandrelli, chiamato a testimoniare: si era sentito accusato o offeso da quelle parole? gli era stato chiesto: «Beh, personalmente no perché ero escluso, ma non era quello, cioè era un fatto politico, più che altro». Da tutte queste considerazioni nasce la richiesta difensiva di assoluzione piena e l’annullamento dei risarcimenti alle parti civili. —
PIERLUIGI SPOSATO
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