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Contestazioni, errori e pause Il Palio ricomincia da capo

Gabriele Baldanzi
Contestazioni, errori e pause Il Palio ricomincia da capo

Resta la luce rossa accesa: la mossa è falsa. Volano spintoni e parole grosse Dopo i filmati Rossi cambia la sua decisione. Primo al traguardo Duecento

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Una miriade di contestazioni, errori, pause, retromarce e polemiche hanno caratterizzato l’88esima edizione del palio storico dei ciuchi di Roccatederighi, che si è concluso alle 23,30 di sabato con la vittoria della Torre (nell’albo d’oro diventano 18 i successi biancorossi), grazie al somaro Duecento e al fantino Giovanni Ballerini detto “Nanni”. Carriere che passeranno agli annali per la notturna settembrina e per il primo antidoping. Non basterebbe una pagina per raccontare tutto ciò che è accaduto in partenza, dove per quasi un’ora e mezzo è stato protagonista il mossiere Gabriele Rossi, alla prima esperienza sul verrocchio.



A bordo pista pubblico come fosse Ferragosto, perfetta l’assistenza metereologica. Il corteo dei monturati e i figuranti che rappresentano il Libero Comune di Roccatederighi formano una sfilata impreziosita dal gruppo tamburini e dalle comparse di Montiano. Alla guida la maestra di campo Benedetta Menichetti. Al microfono il presidente della Pro loco Mario Semplici, magistrato araldo Simone Cecchelli. Giudice di traguardo Stefano Ricca, Luigi Francini al fotofinish.



Dopo la sgambata, una prima scaramuccia nell’allineamento e una mossa palesemente falsa, il mossiere dimentica la luce rossa accesa – che di fatto invalida una batteria – e crea il caos in pista: al via la Torre non parte, la Ventosa rallenta, frena. I binomi di Tramonto e Corso arrivano a passo sulla linea del traguardo (dai filmati sono secondo e terzo, quindi qualificati). I Nobili risultano al primo posto, ma non scatta il dispositivo di registrazione all’arrivo. Il giudice Stefano Ricca, giustamente, non alza le bandierine che decretano eliminazioni e qualificazioni. Nasce un putiferio. Il mossiere si appella all’articolo 40 del regolamento e dà buona la partenza. Con convinzione. Dimentica che in realtà, in forza del suo errore, cento metri dopo, non esiste neanche un ordine di arrivo codificato. Nel frattempo lo stesso speaker, vedendo il “pomodoro” acceso, annuncia “corsa nulla”.



Per mezz’ora si discute dell’inconveniente tecnico. Volano spintoni e parole grosse. Arrivano anche alcuni filmati (una sorta di Var) e – colpo di scena – il mossiere Gabriele Rossi alla fine cambia la sua decisione. Si ricomincia da capo. Torre e Ventosa vengono riammesse in postazione. Tutto da rifare. Gli animi si scaldano, la tensione sale. Saltano quasi tutti i protocolli. Nella prima batteria escono Nobili (i più arrabbiati, giustamente) e Ventosa, poi il Tramonto. Nella finale a due tra le cugine Corso e Torre prevale l’accoppiata biancorossa Duecento-Nanni. Subito dietro il Corso con il fantino di Querceta Francesco Ferrari su Valentina, unica femmina del lotto, al secondo posto anche l’anno scorso.



In Rocca vecchia, da mezzanotte alle 3 del mattino, è un tripudio di bandiere, tamburi, musica. Il drappellone dipinto da Loredana Marini si aggiunge alla collezione di Olga Vichi, custode di molti dei cenci della contrada. Nella riunione d’autunno del Comitato di Garanzia del Palio si parlerà anche di novità nell’organizzazione complessiva della manifestazione, diventata molto complessa. —

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