Attenzione
Cari discenti, cercate di evitare i lacerti murari
segnali dall’avanaStefano adamiTra i servizi fondamentali che uno stato moderno dovrebbe garantire ai propri cittadini, ci sarebbe uno principale, l’educazione. Un’educazione pubblica che persegua...
segnali dall’avana
Stefano adami
Tra i servizi fondamentali che uno stato moderno dovrebbe garantire ai propri cittadini, ci sarebbe uno principale, l’educazione. Un’educazione pubblica che persegua contemporaneamente, e indissolubilmente, due scopi fondamentali. Il primo, quello di permettere al cittadino di inserirsi come membro attivo ed indipendente nella propria comunità, senza dover affidarsi ad altri. Ossia, di essere un soggetto libero e non uno schiavo. In grado di guadagnarsi il proprio soldo. E di sapere come spenderlo. Senza chiedere nulla a niuno. Senza elemosine. Attraverso una precisa professionalità, dunque. Il secondo, di poter orientarsi intellettualmente nell’essere secondo le proprie attività spirituali. Ossia, di essere una res cogitans. Di poter assumere criticamente il mondo. Di comprendere appieno il tutto e le sue parti.
Tutti gli anni, quando arriviamo a settembre, ci rendiamo conto che l’ente statuale Italia stenta a raggiungere questa duplice offerta fondamentale. Ci arriva con l’asma. Scuole che crollano, sia esternamente, nelle strutture materiali, che internamente, nei meccanismi che regolano le docenze. Precari che spuntano da ogni crepa. Con uno status ancora più instabile di quello delle matricole. Attaccati alla scuola, dunque, in quanto precari, come si può essere attaccati alla lebbra. Lo studente rischia quindi di prendersi un lacerto murario in capo, e di trovarsi, sempre nel capo, alcune lacune profonde in dottrine, in pratiche e teoretiche. Docenti che peccano in opere e omissioni. Obiettivi finali raggiunti: è un puro caso (o una necessità, grazie alle amicizie di famiglia) se lo studente riuscirà a scavarsi una nicchia professionale nella propria società di origine, o se gli toccherà emigrare in Australia a fare il lavapiatti muto con due lauree. Nel secondo, parallelo obiettivo, invece, è ancora un caso se lo studente riuscirà ad orientarsi intellettualmente nel mondo che lo circonda, o se si troverà sopraffatto da esso. Pronto a seguire ogni colpo di vento. Nella maggioranza delle volte, lo studente riesce ad orientarsi solamente a naso. La scuola gli è servita a pochino.
Insomma, ci sarebbe tutto da rifare. Ma il buon pretesto è sempre lì, pronto per ogni stagione. Non ci sono i soldi. Manca il dané. Non c’è due lire per fa balla’ un cieco, figurarsi per far ballare uno studente. Che poi lo studente il modo per ballare lo trova lo stesso. Si vende l’abecedario, e danza. Solo più tardi, ahimè, molto più tardi se ne pentirà. Per l’intanto, la sua saggezza è quella che, da decenni, agli studenti italiani fa ripetere: “oggi mi porto solo il diario, tanto non si fa niente’” Alcuni si portano dietro direttamente il diario dell’anno prima. Una frase così tipica, che è diventata anche un mantra del nuovo Osho. Auguri, cari discenti. Schivate i lacerti murari. E le lacune. E tenete occhio al dopo. —
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