Settemila doppiette in Maremma. E ci sono in azione anche 150 donne
Monaci (Federcaccia): «Le battute al cinghiale hanno richiamato negli ultimi tempi 250 nuovi adepti»
GROSSETO
La stagione venatoria è scattata in anticipo il primo fine settimana di settembre. Una preapertura con carnieri tutto sommato soddisfacenti: tortore abbondanti vicino alle colture di girasole, nella piana; pochi i colombi nell’entroterra collinare. Più e meno stazionario, invece, il numero degli acquatici. A proliferare storni e corvidi, ovunque.
Insomma, una fotografia simile agli anni passati, con la differenza che quest’anno, nei primi due giorni di “fuoco”, è caduto il limite che riservava la caccia nelle aree boscate ai soli appostamenti fissi. La delibera regionale che definisce il calendario venatorio, cioè orari, specie cacciabili e condizioni della varie aperture è lunga e articolata. Qui vengono fissati anche le quote di iscrizione agli Atc (gli Ambiti territoriali di caccia), la mobilità venatoria dei cacciatori toscani e gli accordi di reciprocità e interscambio della Toscana con il Lazio, aspetto che interessa da vicino i cacciatori grossetani. «La caccia – spiega Luciano Monaci, presidente provinciale di Federcaccia, associazione che fa parte del Cct – apre come sempre la terza domenica di settembre, il 16, e termina il 31 gennaio di ogni anno. Per l’intera stagione venatoria potremmo imbracciare il fucile tre giorni a settimana, scegliendo tra lunedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica. Tra le regole base è bene ricordare anche gli orari: si può sparare da un’ora prima del sorgere del sole fino al tramonto. Fanno eccezione la caccia di selezione agli ungulati che termina un’ora dopo il tramonto e la caccia alla beccaccia, che al mattino inizia un’ora dopo».
Ma quanti sono in Maremma i tesserini venatori per la stagione 2018-2019? Al momento non c’è ancora un dato ufficiale. «Siamo intorno ai settemila, di cui circa 150 donne», sono ancora parole di Monaci. Negli ultimi due anni il movimento ha perso circa 400 doppiette, per fisiologica mortalità, eccesso di burocrazia, costi troppo elevati. «È vero – conferma il presidente di Federcaccia – ma abbiamo avuto anche 250 nuovi cacciatori, grazie soprattutto al traino del cinghiale».
E proprio il cinghiale è la nota dolente. La Legge Obiettivo, firmata dall’assessore Marco Remaschi qui non ha funzionato e non funziona. La stragrande maggioranza delle squadre di cinghialai contesta le battuta in solitaria. Da un lato, infatti, è consentito il prelievo in braccata nelle aree vocate dal 1° novembre al 31 gennaio 2019; dall’altro nelle aree non vocate si permette anche la caccia in forma singola e con il metodo della girata dal 1° ottobre al 31 dicembre 2018. Le squadre gestiscono il territorio, pagano i danni provocati dagli ungulati e non accettano di essere affiancate in un delicato lavoro di contenimento. Di recente Remaschi, proprio in risposta ai cacciatori maremmani, ha ribadito che quella contro i cinghiali è una battaglia da fare insieme, collaborando con il governo nazionale. Per Remaschi i danni sono diminuiti e il monitoraggio va fatto al termine dei tre anni. —
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