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La Racchetta cerca altri angeli del fuoco

Andrea Capitani
La Racchetta cerca altri angeli del fuoco

Appello del presidente Alocci per incrementare le forze «Vi aspetta un lavoro duro, ma abbiamo bisogno di voi»

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La Racchetta va a caccia di volontari: chi volesse farsi avanti, questo è il momento opportuno.

All’Argentario non si ferma l’attività dell’associazione: martedì i vertici regionali saranno a Porto Santo Stefano per fare il punto della situazione e per organizzare corsi antincendio per i volontari. E così il responsabile territoriale lancia un appello, in un momento in cui i ricordi del terribile incendio della Torre dell’Argentiera sono ancora vivissimi negli occhi degli argentarini: «Ricordiamo che La Racchetta Argentario è sempre alla ricerca di nuovi collaboratori – dice Andrea Alocci – che ci possano dare una mano in più».

L’incendio scatenato da un fulmine il 20 agosto ha reso necessario un corposo intervento che ha impiegato tante risorse tra le quali quelle della Racchetta. «La presenza di squadre di volontari organizzate e dislocate sul territorio – spiega Alocci – ha consentito il tempestivo arrivo di personale sul posto. Prima dell’intervento operativo bisogna ricercare le strade di accesso più opportune, per poi arrivare all’attività operativa vera e propria sulle fiamme. Questa fase viene svolta di solito all’interno del bosco, lontano dalle strade e dalle case, ma si tratta di un lavoro duro e difficile, che richiede capacità, esperienza e tanta fatica fisica, prestata a titolo completamente gratuito».

Alla torre dell’Argentiera, nel corso della tarda serata e della notte, si sono dunque avvicendati una trentina di volontari giunti anche da fuori provincia, insieme a due squadre di operai forestali coordinati da un direttore delle operazioni del sistema regionale; i volontari hanno predisposto una tubazione lunga oltre 400 metri, l’hanno tirata nel bosco sotto la torre e sono arrivati a chiudere lo spegnimento del fronte di fiamma che stava divorando la collina. «In pochi sanno quanta fatica e capacità tecniche servono per gestire tali operazioni nel mezzo del bosco, senza sentieri, con la sola luce delle torce, con pendenze importanti e con il fuoco che avanza. Dopo lo spegnimento dell’incendio il lavoro è continuato con un’opera altrettanto difficile e faticosa – prosegue Alocci – che è quella della bonifica, un lavoro fatto per predisporre, lungo il confine fra bruciato e non bruciato, una fascia di sicurezza per evitare che l’incendio riprenda e torni a propagarsi». È un lavoro duro, insomma, per il quale bisogna essere davvero motivati. Chi ritiene di avere questo fattore “x”, può farsi avanti contattando il numero 380-4195896. –



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