Il Tirreno

Grosseto

la sentenza 

Adescava bambine di 10 anni e si faceva mandare foto hot

Francesca Gori

Si era spacciato per una ragazzina promettendo un aiuto per diventare modelle Il giudice lo ha condannato a tre anni e due mesi: è malato, si sta facendo curare

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GROSSETO

Si fingeva anche lui una bambina di nome Caterina. Una bambina smaliziata che sapeva dare consigli alle coetanee per apparire più belle in fotografia. Su Instagram, soprattutto. E spiegava alle nuove amichette conosciute sul web che avrebbe potuto farle diventare modelle. Perché lei, Caterina, nonostante fosse soltanto una bambina, già faceva quella professione.

L’indagine della polizia postale di Grosseto, guidati da sostituto commissario Stefano Niccoli è finita in tribunale e si è chiusa con una sentenza di condanna per un pasticcere di 29 anni che era stato denunciato e poi rinviato a giudizio per detenzione e produzione di materiale pedopornografico. Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Firenze, Fabio Frangini, lo ha condannato a tre anni e due mesi di reclusione oltre al pagamento di una multa di 16mila euro. Il ragazzo ha scelto il rito abbreviato mentre i genitori delle bambine (quattordici in tutto) non si sono costituiti parte civile, accettando il risarcimento proposto dal ragazzo che, quando gli uomini della polizia postale sono andati a casa sua per la perquisizione, si è autoaccusato del reato. «Ammetto di aver frequentato chat su Instagram e Skype - aveva degli agli uomini della postale di Grosseto - per procurarmi materiale pedopornografico con nudi di ragazzine, perché purtroppo in alcuni periodi particolari della mia vita, fortunatamente rari, mi succede».

Il ragazzo, difeso dagli avvocati Nicola Avanzi e Marianna Piva del Foro di Verona, soffre - stando alla perizia medica prodotta dalla difesa dell’uomo - di una patologia che lui stesso ha riconosciuto tanto da chiedere aiuto e da essere inserito in un percorso terapeutico e per far fronte alla malattia. Una circostanza questa, che ha pesato nella decisione finale del giudice: il pm aveva chiesto una condanna a sei anni di reclusione e 32mila euro di multa.

La polizia postale era risalita all’identità del pasticcere grossetano dopo che la mamma di una delle bambine adescate, aveva sporto denuncia. La piccola, contattata su Instagram, aveva poi cominciato a parlare con la nuova amica Caterina su Skype, dove si era creata un nuovo account. A quel “gioco” partecipava la piccola, l’unica che a 10 anni aveva a disposizione uno smartphone e un profilo su Whatsapp per inviare le foto che il ragazzo chiedeva insieme ad altre tre amichette, tutte contattate dal ragazzo.

Le quattro bambine, che vivono tutte nel nord Italia, erano convinte di parlare con una ragazzina di 14 anni, Caterina, che già lavorava nel mondo della moda e che prometteva loro di farle diventare le ragazze immagine di grandi stilisti. E il miraggio di sfilare in passerella le ha spinte a mandare quelle fotografie, certe che finissero in un’agenzia che prima o poi avrebbe proposto loro un lavoro. Tutto, ovviamente, all’insaputa dei genitori. La polizia postale, durante il sequestro, trovò migliaia di foto su tre smartphone, quattro computer, diversi hard disc esterni e chiavette usb. Una galleria dell’orrore, dove le bambine venivano riprese nude: il ventinovenne chiedeva loro di simulare rapporti sessuali e mandava poi le foto delle bambine ad altre vittime innocenti. —

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di Redazione web