La protesta
Pestato sotto le mura Condannati in tre
La vittima, allora minorenne, fu colpito con calci e pugni L’accusa aveva contestato anche i “futili motivi”
LA STORIA
Un anno e 10 mesi per Manuel Ottobrino, 29 anni, senza benefici; un anno e 4 mesi ciascuno per Cristian Piazza, 27 anni, e Ayoub Nouira, anche lui 27enne. Più la provvisionale e le spese in favore della parte civile. Così ha deciso il giudice Andrea Stramenga nel processo per il pestaggio avvenuto la sera del 12 febbraio 2011 in via Saffi, non lontano dal Cassero, vittima un grossetano che all’epoca aveva sedici anni.
L’accusa era di lesioni aggravate: Ottobrino avrebbe sferrato dei pugni sulla bocca, Piazza un pugno sulla tempia destra; entrambi calci e pugni mentre Nouira avrebbe tenuto fermo il giovane. Questi aveva riportato un trauma cranico-facciale e una ferita lacero contusa al labbro superiore tale da richiedere punti di sutura. Di poco superiore ai quaranta giorni la prognosi. E futili, secondo l’accusa, i motivi dell’aggressione.
I tre erano stati identificati dalla polizia di stato dopo aver ricevuto querela: gli agenti della squadra mobile avevano raccolto, tra l’altro, anche le testimonianze di una coppia di fidanzati che aveva assistito alla scena da una quindicina di metri di distanza e di un altro grossetano. Testimoni che, seppur con qualche differenza, hanno concordato in aula nel riferire l’aggressione, almeno un pugno. Uno spunto ritenuto decisivo era arrivato da uno degli amici dell’aggredito, che aveva poi parlato con la polizia. Questi era seduto su una panchina a parlare (insieme a lui altri tre giovani) quando il terzetto era passato insieme ad altre due persone. Chi era sulla panchina aveva riso e chi passava aveva creduto che la risata fosse nei loro confronti. Ma i due gruppetti non si conoscevano. «Cosa ridi?» avevano chiesto. Del gruppetto sulla panchina era poi rimasto solo la vittima. Ed era scattata l’aggressione. Un’aggressione sempre negata dai tre imputati, che non sono però stati sentiti davanti al giudice: era stata avanzata l’ipotesi difensiva che ci fosse stata una sorta di legittima difesa. Non ci sono mai state scuse nei confronti del giovane, che si era costituito parte civile con l’avvocato Tommaso Galletti.
Al termine del dibattimento, comunque, la viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo aveva sollecitato la condanna (2 anni per Ottobrino e 1 anno e sei mesi per gli altri). Il giudice ha disposto 5.000 euro di provvisionale a carico di ciascun imputato. Difese Antonio Senatore, Filippo Biagi e Alessandro D’Amato. — P.S.
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