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castell’azzara 

«Il villaggio minerario del Siele è in completo abbandono»

Fiora Bonelli
«Il villaggio minerario del Siele è in completo abbandono»

La denuncia dei sindaci che chiedono al presidente del Parco di intervenire Vagaggini: «Finito nel dimenticatoio anche il restauro della casa Rosselli» 

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Veri e propri castelli di pietra e metallo che nessuno può vedere, abbandonati all’incuria, in una terra che custodisce il mercurio e racconta l’epopea dei minatori. Un mondo difficile da immaginare se non si entra dentro le gallerie e non si vedono i pozzi, i carrelli, le torri, gli opifici e l’intricato groviglio degli impianti di distillazione.

Il villaggio minerario del Siele fra Castell’Azzara e Piancastagnaio, chiuso in una gola circondata dal bosco di cerro della riserva naturale del Pigelleto, prima miniera di mercurio in Amiata ad entrare in attività nel 1847, era fino a un anno fa un luogo visitabile ristrutturato e a disposizione di studiosi e turisti. Oggi è in stato di abbandono e degrado. Urgentissimo intervenire con opere di manutenzione ordinaria e straordinaria ed opportuno dare di nuovo il via ai progetti già avviati per permettere visite, sfruttamento turistico e culturale di un sito di straordinaria suggestione e nodo e intreccio di storia e di storie.

A denunciarlo e a chiedere immediato impegno all’attuale presidente Francesco Maria Pizzetti, in carica dal 31 luglio 2017 alla guida del consorzio del Parco museo delle miniere dell’Amiata di cui il villaggio del Siele fa parte, sono i sindaci di Piancastagnaio Luigi Vagaggini e di Castell’Azzara Fosco Fortunati, i quali lamentano incuria, abbandono e trascuratezza totale. Un sito che è uno splendido esempio di archeologia industriale mineraria, unico al mondo per la sua completezza, compresa la galleria Emilia, che fra tutte quelle dell’Amiata era l’unica galleria originale che, lunga oltre 2 chilometri, col relativo pozzo Raffaello profondo 350 metri, poteva essere percorsa e visitata fino a un anno fa nei suoi primi 250 metri.

«Fino a quando sono stato io presidente del parco – spiega Vagaggini che ha lasciato la carica nel 2017 e che è tuttora membro Cda del parco museo – il consiglio si era speso per garantire gli investimenti nei siti minerari facenti parte del museo. Risale al 2011 il piano di gestione che curò i lavori per la riapertura della galleria e la sua messa in funzione per le visite. Insomma un grande lavoro di recupero sia negli edifici che servivano al lavoro estrattivo, sia nel villaggio dove risiedevano le famiglie, la scuola, la cappella, la direzione, gli edifici per lo stoccaggio, il piazzale, la strada, il palazzetto dei neri, l’infermeria, le docce... Oggi è tutto chiuso e la galleria si sfalda».

La miniera era, nel 1847 di proprietà delle famiglie Sadun Modigliani, ma l’exploit del Siele che divenne, con la costruzione dei nuovi forni Cermak – Spirek, prima produttrice di mercurio nel mondo, arriva con la proprietà di Angelo Rosselli e Sara Levi Nathan, al cui albero genealogico appartengono anche i fratelli Carlo e Nello Rosselli trucidati dai nazisti in Francia e che poi nel 1938 usciranno dalla società mineraria a causa delle leggi razziali: «Quando ho lasciato la presidenza – continua Vagaggini – ho depositato il progetto pronto e esecutivo del restauro della casa Rosselli. Ma anche quello è nel dimenticatoio – dice Vagaggini – Soldi buttati al vento per un luogo che ha attirato migliaia di persone, una perdita economica per noi notevolissima. La memoria mineraria vera è qui. La convenzione fra Comuni e Parco scade a dicembre. Il Parco dice al Comune di riprendersi in carico il sito. Spero che il direttivo non accetti. Sarebbe un suicidio per tutto il complesso e una perdita di autorevolezza». –

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