Gioco
Quelle sensazioni che trasformano un’ombra in nemico e creano la paura
segnali dall’avanastefano adamiLa nostra prima esperienza del mondo si basa sulle sensazioni. A volte, poi, quelle sensazioni si mescolano, si fondono con idee ricevute che creano quella che noi...
segnali dall’avana
stefano adami
La nostra prima esperienza del mondo si basa sulle sensazioni. A volte, poi, quelle sensazioni si mescolano, si fondono con idee ricevute che creano quella che noi pensiamo sia la verità. Le sensazioni diventano vere. Ecco, vedo un’ombra, e quell’ombra mi sembra un animale. Ecco, qualcosa sfiora la mia pelle, e quella cosa che mi ha sfiorato mi sembra qualcuno o qualcosa che mi aggredisce. Un nemico. Un mostro. Ecco, io trasformo quell’ombra in una parola, in una definizione. E tutti gli altri mi dicono che è vero, che è proprio così, che dobbiamo avere paura. Che dobbiamo essere preparati. Ecco, la luce costruisce davanti ai miei occhi una percezione. Una percezione netta, chiara, palpabile. Che non può che essere realtà. La traduco in linguaggio. Vai a dimostrare il contrario. Vai a chiederti davvero: che cosa hai visto tu veramente?
È molto più intuitivo dare all’ombra, al gioco di luci, un’etichetta. Abbandonarsi a queste percezioni è sin troppo facile. Chi mi dice che fuori accade questo? Che questo è così? Ma è semplice. Gli occhi. Lo sguardo. La sensazione. Le ombre. Il tatto. L’umanità ci ha messo secoli, forse millenni, per capire che quello che vediamo non coincide con quello che è. Ma è ancora una posizione accettata con difficoltà. L’ho visto, dunque è quello. L’ho visto, dunque è così. Ma cosa si è visto veramente?
È stato proprio questo il punto centrale delle notizie che ci sono giunte nei giorni scorsi, che descrivevano dei lupi pericolosi aggirarsi fra le case, nei centri abitati. Orrore. Pericolo. Gran titoli. Terrore. Scandalo. Siamo a rischio. Viviamo tempi rapidi e veloci, non c’è abbastanza spazio per poter analizzare davvero una percezione. Il tempo è denaro, e quindi non c’è tempo di rivedere con calma una percezione. La percezione, quella è la verità. E chiusa lì. Erano lupi, dunque attenzione! Se li vedete, sparate!
La percezione diventa automaticamente pericolo, paura. È l’ombra che ci divora. Attacco, aggressione. Difesa. Una volta, l’umanità sapeva che ciò che si percepiva andava considerato con attenzione, con pazienza. Sesto Empirico ce lo insegna. Tu vedi questo, ma chi ti garantisce che questo che vedi sia la verità? E non un’ombra, un’opinione? E Platone, con Teeteto, lo stesso. Dopo lunga e profonda analisi puoi giungere forse all’opinione vera. Ma anche quella non è la verità.
Alla fine, dopo tutte le parole, tutti i cicalecci, l’unica posizione condivisibile sembra quella di Qohelet. «Io, Qohelet, sono stato re d’Israele in Gerusalemme. Mi sono proposto di ricercare e investigare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo. È questa una occupazione penosa che Dio ha imposto agli uomini, perché in essa fatichino. Ho visto tutte le cose che si fanno sotto il sole, ed ecco tutto è vanità e un inseguire il vento».
Le ombre e le luci che vediamo. Le percezioni che abbiamo. Il soffio che ci sfiora. Le definizioni. Sono tutte vanità e un inseguire il vento. —
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