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Altre tre pecore aggredite a La Mota nel giro di 24 ore «È un disastro»

F.B.

Beppe Catocci subisce un altro attacco da parte dei predatori. Stavolta  individua anche le impronte «Sono almeno tre animali»

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GROSSETO

Beppe Catocci, dell’azienda La Mota, vicinissima a Grosseto, a distanza di nemmeno 24 ore ha subito un altro attacco predatorio a carico del suo gregge. Stavolta a perdere la vita, divorata da canidi (lupi o incroci) è stata una pecora che avrebbe dovuto partorire a giorni. Due altre giovani agnelle sono rimaste ferite forse irrimediabilmente.

Uno scempio replicato con le medesime modalità del giorno precedente. «In pieno giorno, attorno alle 12 – racconta disperato Catocci –. Fate qualcosa per evitare questa carneficina o sarò costretto a chiudere bottega. Un’azienda non può reggere una simile tragedia. Ieri una pecora mangiata, oggi tre capi fra morti e feriti».

Il fatto è avvenuto domenica mattina, proprio sotto la casa dei Catocci. Beppe e il figlio stavano sistemando i due branchi di pecore in due spazi diversi, quando il figlio si è accorto che nel branco delle pecore gravide era successo qualcosa di terribile. «Mio figlio si è precipitato – dice – e ha trovato il disastro. Non aveva nemmeno il coraggio di dirmelo, perché sa che per me è come un colpo al cuore. Ho trascorso la vita in quelle greggi. Ormai sono più di 30 i capi che mi sono stati predati in pochi mesi. Tutti a pochi passi da casa e queste ultime volte in pieno giorno. Non dormiamo più, non mangiamo più tutti insieme in famiglia. L’azienda perde i pezzi, le terre restano incolte, infestate da animali selvatici di ogni genere. Mi rivolgo a tutti i partiti dell’arco costituzionale, perché siamo tutti coinvolti».

Beppe e suo figlio hanno rintracciato anche le orme del predatore: «Un animale – spiega – molto grosso, che lascia impronte simili a quelle di un vitello, seguito da tre cuccioli per lo meno, se non quattro. Con questa stazza sono molto pericolosi – chiude Catocci – non vorrei trovarmeli davanti. Ma qui finché non succederà qualcosa di serio nessuno vorrà muoversi, ne sono certo». — F.B.

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