Sicurezza
«No alla preapertura» Cinque associazioni diffidano la Regione
Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf chiedono il ritiro della delibera «Manca il parere dell’Ispra come previsto dalla legge»
grosseto
Cinque associazioni ambientaliste hanno inviato una diffida al presidente della giunta regionale toscana Enrico Giunta, chiedendo il ritiro della delibera in merito alla preapertura della caccia: l’attività viene consentita a partire dai giorni 1 e 2 settembre, in anticipo quindi rispetto all’apertura prevista per legge alla terza domenica di settembre.
«Storno, tortora, colombaccio, merlo, gazza, ghiandaia, cornacchia grigia, alzavola, germano reale e marzaiola - si legge nel comunicato che dà notizia della diffida e che è stato firmato da Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf - potranno quindi essere uccisi nonostante risulti che la Regione non abbia ottenuto il parere positivo dell’Ispra, come invece imposto dalla legge sulla caccia. Mentre il fatto che la delibera sia stata approvata con soli cinque giorni di anticipo rispetto alla data di apertura della caccia, rende impossibile – evidentemente non a caso - un eventuale ricorso al Tar di Firenze che ne consenta l’annullamento in tempi utili per fermare i fucili dei cacciatori».
Le cinque associazioni sostengono nell’atto di diffida che l’atto debba essere ritirato, «tutelando così l’amministrazione regionale da eventuali responsabilità. Infatti, nel caso in cui i cacciatori dovessero uccidere illegittimamente anche un solo uccello, le associazioni sono pronte a chiedere l’intervento della Corte dei conti per procurato danno erariale, in quanto gli animali selvatici rappresentano un patrimonio indisponibile dello Stato. A tale proposito ricordiamo come, solo un paio di mesi fa, l’ex presidente e un dirigente della Provincia di Bolzano, siano stati riconosciuti responsabili di aver procurato un danno allo Stato per avere consentito l’uccisione di animali selvatici in maniera illegittima, motivo per cui la Corte dei Conti li ha condannati al pagamento di una somma superiore al milione di euro». «Un’eventualità che si potrebbe configurare anche per i firmatari della delibera – concludono le associazioni – motivo per cui abbiamo richiesto il ritiro urgente della delibera, a tutela dei loro portafogli e degli animali selvatici». —
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