Il Tirreno

Grosseto

Dodici maestre rischiano il licenziamento

Giovanna Mezzana
Dodici maestre rischiano il licenziamento

Insegnano da anni ma il loro titolo non vale più: senza una soluzione il 30 giugno dovranno dire addio al posto di lavoro

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Si apre la strada del licenziamento per una dozzina di maestre che insegnano da anni nelle scuole della Maremma e dell’Amiata: lo scorso anno erano riuscite a portare a casa l’incarico a tempo indeterminato – “il ruolo” si dice nel gergo della scuola – pur con la cosiddetta riserva. Ora rischiano di essere mandate a casa definitivamente. Non subito però: lavoreranno fino al 30 giugno per ricevere poi il benservito. È l’ipotesi che si profila al netto di un salvataggio in Zona Cesarini, che sarebbe però già dovuto arrivare: «Il Movimento Cinque Stelle – dice Stefano Rosini, coordinatore Comitato web scuola “orgoglioprecario. it” – aveva promesso il ruolo ai maestri in campagna elettorale. Ed ora ha ritrattato».



Parliamo di quelle maestre non laureate che da anni insegnano grazie al diploma magistrale. Sono state precarie per anni e esattamente un anno fa avevano ottenuto un incarico a tempo indeterminato. Il sogno si era avverato. C’era solo un piccolo neo: una “T” accanto al loro nominativo nella cosiddetta graduatoria ad esaurimento per il personale docente della scuola primaria (dalla quale provenivano), che significava “inserimento con riserva”. Detto in maniera un po’ grossolana, bisognava risolvere un grattacapo sul quale si era depositata nel frattempo una valanga di ricorsi: il diploma magistrale vale per insegnare (prima valeva) oppure no? Il 20 dicembre 2017 una sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato risponde: il diploma magistrale abilita all’insegnamento ma non ha valore concorsuale. Tradotto, care maestre diplomate, dovete fare un concorso. Poi c’è stata la campagna elettorale. La formazione del nuovo governo. E l’annuncio di un concorso riservato proprio per sanare, finalmente, la situazione.



Manca una manciata di giorni all’inizio del nuovo anno scolastico e siamo al punto di partenza. E così la dozzina di maestre diplomate entrate di ruolo con riserva lo scorso anno in provincia di Grosseto rischia di essere licenziata il 30 giugno. A ciascuna di loro sarà tolto il tanto sudato contratto a tempo indeterminato.



«Ecco qua il governo del cambiamento – affonda Rosini – Il M5s ha fatto una campagna elettorale inaccettabile sulla pelle di insegnanti e studenti. Ha promesso sanatorie, assunzioni, investimenti. E ora licenzia 7.000 insegnanti, impedisce a laureati e specializzati precari di avere un contratto a tempo indeterminato e ai giovani che aspirano a divenire insegnanti di coronare il sogno». «Il Decreto Dignità (il primo atto targato Luigi Di Maio, ndr) ha dato – secondo Rosini – un duro colpo alla scuola, e rischia di ricreare il precariato che la legge 107 (la “Buona Scuola”, ndr) era riuscita quasi ad eliminare». «I docenti con diploma magistrale saranno licenziati il 30 giungo 2019 – continua Rosini – Il concorso straordinario metterà in palio un numero di cattedre irrisorie, appena 12 mila a fronte di oltre 50 mila diplomati magistrali che lavorano stabilmente. E ancora più colpiti saranno i laureati in scienze della formazione primaria abbandonati al loro destino. Risultato? Si scatenerà una concorrenza spietata tra i docenti così da costringere tutti gli esclusi a rivolgersi al tribunale per avere giustizia. Il punto è – conclude Rosini – che tra la propaganda e il governo c’è un abisso». –



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