Il Tirreno

Grosseto

Luogo di mistero e incanto, prima che bruci un’altra volta

stefano adami

Dove sono finite le mattine in cui alcune maestre di prima nomina cercavano di organizzare i bambini in una falangetta ben squadrata per portarli nella pineta, a studiare chissà quale meraviglia sul...

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Dove sono finite le mattine in cui alcune maestre di prima nomina cercavano di organizzare i bambini in una falangetta ben squadrata per portarli nella pineta, a studiare chissà quale meraviglia sul campo? Forse in questo racconto grafico misterioso ambientato proprio in quella pineta.

I bambini interpretavano creativamente la disciplina e sbandavano assai.

Per i maschi, la parola “pineta” andava insieme con la parola “pallone”. O, al massimo, con la parola “pinaroli”.

Per le bimbe pineta si poteva tradurre con “raccolta fiori”. Ma di questo i maschi sapevano pochissimo. Perché, quando le bambine ne parlavano, loro non stavano ad ascoltare. Erano distratti dai superereoi.

No, la lezione in pineta si faceva davvero. Qualcuno si aspettava che da dietro un pino, da dietro un cespuglio, saltasse fuori Sandokan. Magari con la tigre. O Tremal-Naik. Oppure l’Incredibile Hulk. Con Sandokan c’entrava poco, ma era sempre un tipo coraggioso. Che stupiva.

Le processionarie, invece, quelle stupivano meno. Oppure chissà, l’Incredibile, alla fine, c’entrava davvero con Sandokan. Tanto finisce sempre che tutto c’entra con tutto, prima o poi.

Però addentrandosi nella pineta il senso del mistero c’era, eccome. Si avvertivano inquietanti scricchiolii improvvisi. Chissà, forse era qualche mostro che cercava un posto dove poter mettere i suoi giochi.

Uno strillo incrinava l’aria, probabilmente un dinosauro bambino che cercava i genitori.

Il misterioso la pineta ce l’aveva appiccicato, come il muschio.

Il fiato restava in gola per qualche piccola o grande paura, e forse era proprio questo l’effetto che cercavano le giovani maestre.

I bimbi di quei giorni lì, d’altronde, non sapevano cos’era una graphic novel. Leggevano, sì, i fumetti, ma erano soprattutto Topolino e i Supereroi. Erano tutta un’altra cosa. A vederla, una graphic novel, probabilmente l’avrebbero considerata una brutta copia dei fotoromanzi che le loro mamme leggevano sulla spiaggia.

Poi l’incanto fu rotto dalla costruzione dei palazzi verso il mare, tra i pini. Quei mostri sì che andrebbero messi in una graphic novel. Genere adesso a gonfie vele.

Quella che sfogliamo oggi racconta, giustamente, misteri di pineta. Prima che la pineta bruci un’altra volta. —





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