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Donna combattiva e tenace a maggio era riuscita a risposarsi
IL RITRATTODonna tenace e che non ha mai perso la voglia di lottare, Bianca ha combattuto per il proprio lavoro, per amore e contro la malattia. Due delle sue più grandi battaglie sono state...
IL RITRATTO
Donna tenace e che non ha mai perso la voglia di lottare, Bianca ha combattuto per il proprio lavoro, per amore e contro la malattia.
Due delle sue più grandi battaglie sono state ingaggiate negli ultimi mesi: è stata vinta quella per amore ma perduta quella contro il male.
Il 22 maggio scorso, dopo ben 20 anni di iter legale per ottenere il divorzio, Bianca è riuscita a sposare Armando Natale, notissimo medico ed ex primario di chirurgia vascolare all’ospedale Misericordia di Grosseto, suo compagno negli ultimi decenni. A unirli in nozze è stato - nella loro casa vicino a Roselle - il vicesindaco di Grosseto Luca Agresti.
Con grande equilibrio e senza mai un eccesso, Bianca si è sempre impegnata a far valere i suoi diritti. Anche nel lavoro, ma senza clamore e senza mai sgomitare. L’ha spiegato lei stessa quando, nel 2002, è stata nominata Cavaliere del lavoro dall’allora presidente della Repubblica Ciampi e ha tratteggiato un mondo pieno di difficoltà - il giornalismo - specie per le donne. «Le prime volte che da giovane pubblicista che puntava a diventare professionista andavo a seguire il consiglio comunale – ha detto nell’occasione – mi trovavo davanti a un muro di diffidenza. D’altra parte erano i tempi in cui le donne venivano inserite tra le categorie protette. Fu il sindaco Finetti e pochi altri, lungimiranti come il mio giornale, a spezzare l’omertà rivolgendosi a me con lo stesso rispetto usato per i colleghi maschi delle altre testate. A poco a poco il muro iniziò a sgretolarsi e finirono anche le battute al vetriolo. ne ricordo una, di un politico, che mi fece particolarmente male: “A cinquant’anni ti daranno il Grifone d’Oro...». Erronea previsione. L’ex presidente Ciampi, che ringrazio, mi ha fatto Cavaliere. Per quanto sia stata dura sono felice di aver resistito, non per me ma per le altre donne che svolgono ormai normalmente questa professione e sono rispettate, senza essere accusate di rubare il lavoro agli uomini “che devono mantenere la famiglia” come dicevano a me, a Grosseto, nei non lontani anni ’90. Una piccola battaglia di civiltà che valeva la pena combattere. Di un’altra cosa, poi, sono orgogliosa: ho dimostrato che si può fare la giornalista full time, senza rinunciare alla maternità». —
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