Sei, nella guerra dei rifiuti prende quota la scalata di Estra
A luglio la società ormai radicata in tutt’Italia ha acquisito quote di Ecolat Nei conflitti tra soci pubblici e privati la sua posizione potrebbe rafforzarsi ancora
Estra, segnatevi questo nome. La multiutility con testa a Prato, ma radicata ormai in tutta Italia, sta scalando Sei Toscana (il gestore unico dei rifiuti per le province di Arezzo, Siena, Grosseto e parte del livornese) e si accinge a mettere le mani nel settore dei rifiuti e in quello dell’acqua.
L’operazione si inquadra in un percorso di crescita, innovazione e sviluppo che va avanti da anni. Da gigante del metano ad aspirante colosso dei servizi integrati. E nella pancia di Estra, attraverso la società Intesa, c’è anche il pubblico, tra cui otto comuni della provincia di Grosseto che in questo modo – seppure con quote millesimali – rientrano dalla finestra dopo essere usciti dalla porta, smantellando Coseca.
Estra il 30 luglio scorso ha acquisito un 12 per cento di Ecolat. Poi, il 13 agosto, il Tribunale delle imprese di Firenze, interpellato su un reclamo/ricorso presentato da Ecolat e Cooplat, ha dato ragione a questi due soci di Sei Toscana bocciando – si legge nell’ordinanza – procedure e delibere di ricapitalizzazione approvate dal cda del gestore del sistema dei rifiuti della Toscana meridionale. In sostanza, il giudizio emesso stabilisce che Ecolat e Cooplat avevano pieno diritto di accedere alle procedure di aumento di capitale e di collocamento delle quote usando in compensazione i crediti vantati verso Sei Toscana.
È molto probabile che, a breve, la posizione di Estra si rafforzi ancora nel capitale di Sei Toscana. Si parla di un passaggio del cento per cento delle quote di Ecolat a Estra e di un forte interesse anche per quelle di Cooplat. Sono indiscrezioni che arrivano dalla politica, non confermate.
D’altra parte il diritto societario è complicato, ingarbugliato e in questa lunga stagione di conflitti tra soci pubblici e privati, di scossoni e colpi di scena, tutto sembra possibile. Prima che il cda di Sei Toscana decidesse di mettere in un angolo le società guidate da Giuseppe Pinto (Ecolat) e Fabrizio Frizzi (Cooplat), Ecolat possedeva l’11,03 delle quote di Sei (poi ridotte al 7,22), mentre Cooplat addirittura il 13 per cento (8,13 dopo la mancata ricapitalizzazione da 12 milioni). I mancati versamenti di denaro per l’aumento di capitale provocarono la redistribuzione delle quote non sottoscritte, a favore degli altri soci. Ora è stato tutto annullato. Cooplat ed Ecolat hanno di nuovo il 24% di Sei Toscana.
I vertici di Estra hanno passato l’estate alla finestra, tappandosi il naso per non avvertire l’odore della monnezza, le orecchie per non sentire i quotidiani rimbalzi di responsabilità tra politica e manager in merito alle difficoltà di Sei. Gli occhi, invece, il presidente Francesco Macrì, l’amministratore delegato Alessandro Piazzi e il direttore generale Paolo Abati li hanno tenuti ben aperti. L’obiettivo è quello di compattare politica e mondo degli affari per ridare una guida stabile a Sei, in crisi da anni per l’inchiesta giudiziaria sulla gara da tre miliardi, per il successivo commissariamento e i bilanci in perdita, nel mirino dell’Ato e dei sindaci.
Ma Estra come pensa di chiudere la scalata? Ecolat e Cooplat non bastano per ottenere la maggioranza delle quote. La risposta è semplice. In questa fase Macrì e Piazzi puntano più semplicemente a un’alleanza coi soci pubblici – l’aretina Aisa (6%) e Siena Ambiente (15%) – intanto per riportare la maggioranza in ambito pubblico. Sul fronte opposto c’è Sta, attuale socio di controllo (37%), più Unieco e Castelnuovese, cooperative in crisi o già fallite. Infine Csi, la società che gestisce le discariche del Valdarno e ha il 16% in Sei. Estra starebbe vagliando anche la possibilità di acquisirne parte del capitale. —
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