Il dolore
La sicurezza dell’Aurelia può attendere
Il crollo di Genova pone altre priorità al ministero. E l’adeguamento stradale rischia di slittare di nuovo in secondo piano
GROSSETO
Non è una questione di soldi, perché le risorse sono già state stanziate, almeno sulla carta. Ora è una questione di priorità, di emergenza, senza escludere l’eventualità che possa tingersi di una forte connotazione politica, vista la diatriba sulla concessione ad Autostrade per l’Italia.
I tragici fatti di Genova mettono ancor più in secondo piano il progetto del corridoio tirrenico, già in stallo da quasi un anno dopo l’annuncio che sarebbe stata Anas, e non Sat, a farsi carico dei lavori sulla tratta grossetana. E sebbene qualche indiscrezione fosse trapelata da Roma, anche per i dodici chilometri e mezzo compresi nel comune di Capalbio, facendo ben sperare i sindaci e tutti i cittadini della Maremma in una svolta imminente, il crollo del Ponte Morandi nel capoluogo ligure rischia di avere ripercussioni su tutte le altre grandi opere italiane. Compresa, quindi, anche la Tirrenica.
L’argomento era tornato in voga a metà estate, quando da sia dal mondo politico che da quello dell’associazionismo era tornato forte l’appello affinché i lavori di adeguamento dell’Aurelia potessero prendere il via. Negli uffici del ministero delle Infrastrutture, guidato da Danilo Toninelli, sono arrivate diverse interrogazioni parlamentari a riguardo: da quella annunciata dalla deputata maremmana di Forza Italia Elisabetta Ripani, a quella congiunta a marca Pd di Cosimo Maria Ferri e Alessia Rotta, in cui veniva denunciata «una fase di stallo nonostante i fondi siano già stati stanziati ed erogati ad Anas», come recita il documento, puntando il dito nel cambio di governo avvenuto a maggio che ha lasciato in sospeso la questione.
Era il 25 luglio scorso quando questa interrogazione è stata depositata, ma oggi, a neanche un mese di distanza, le priorità del ministero sono state drasticamente stravolte. Non è questione di soldi, come detto. Lo spiegano anche Ferri e Rotta, perché Anas e lo Stato hanno già stanziato circa 350 milioni di euro per l’adeguamento del tratto che va da Grosseto sud fino ad Ansedonia, in modo che diventi una superstrada a quattro corsie così come già si presenta nel tratto nord, che va da Grosseto fino a San Pietro in Palazzi.
I soldi insomma ci sono e il progetto è già in fase di discussione dalla precedente legislatura. Ma se il cambio di esecutivo aveva portato a uno stallo che in molti speravano di superare nel minor tempo possibile, il dramma di Genova pone tutt’altre priorità al ministero, perché il Ponte Morandi rappresentava un vero e proprio punto di passaggio nevralgico per una fetta del nord Italia, sia sul piano della viabilità sia sul piano industriale e produttivo. Trovare delle alternative momentanee e delle soluzioni a lungo corso per far fronte a questa emergenza è ora la priorità assoluta per Toninelli e il suo ministero, com’è facile immaginare.
In questo contesto emergenziale, la Tirrenica rischia fortemente di passare in secondo piano, proprio adesso che sembravano aprirsi spiragli. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, aveva fatto sapere che Anas era pronta a farsi carico anche del tratto capalbiese, inizialmente escluso dal progetto di adeguamento. In teoria doveva esserci un incontro entro fine agosto, ma i fatti di Genova potrebbero far slittare l’appuntamento. —
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