Sicurezza
Si inventavano incidenti per truffare le assicurazioni
Decine di udienze, i falsi incidenti raccolti in fascicoletti dal pm e la mannaia delle prescrizioni sui reati di corruzione e falso
GROSSETO. Fu associazione per delinquere. Fu l’organizzazione di un vero e proprio sistema per falsificare certificati e inventare di sana pianta incidenti ottenendo così rimborsi non legittimi da parte delle assicurazioni. La sentenza del processo Pandora 1, indagine della polizia stradale cominciata nel 2008 è arrivata lo scorso marzo, emessa dal tribunale di Grosseto (Giovanni Puliatti presidente, Gian Marco De Vincenzi e Andrea Stramenga). I responsabili dello Studio Verde e i loro collaboratori sono stati condannati per il capo principale di imputazione, perché promotori o organizzatori. Condannati per associazione a delinquere, così come sono stati condannati anche coloro che si sarebbero resi in qualche modo responsabili delle falsificazioni. Quattro anni per Stefano Rossi, titolare di Studio Verde, tre anni per la moglie Simona Bonsanti, stessa pena per Paolo Palumbo.
Condannato anche il medico Giuseppe Retali, ancora 3 anni. Tutti e quattro sono stati dichiarati interdetti dai pubblici uffici per 5 anni, ma sono stati anche assolti da altri reati perché non più previsti e ci sono state anche pronunce di prescrizione. E poi 2 anni di condanna (pena sospesa a tutti) a chi era imputato di essere coinvolto nelle falsificazioni.
Il sostituto procuratore Marco Nassi aveva chiesto pene più alte. Ma accanto al nome di molti degli imputati di questo processo, è stata scritta la parola prescrizione. Corruzioni, truffe tentate e consumate, altri tipi di falso. «Reati che sono stati commessi - si legge nella motivazione della sentenza - Bisogna soffermarsi solo sulla configurabilità dei reati di corruzione per i pubblici ufficiali: medici, paramedici e forze dell’ordine». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
