Sicurezza
Comitati infuriati per l’ok «Aspettiamo la sentenza»
A ottobre, sulla parte impiantistica, dovrà esprimersi il Consiglio di Stato Gli ambientalisti tornano a puntare il dito contro i forni, ritenuti fuori norma
SCARLINO
Prima di impugnare le nuove autorizzazioni, le varie anime del fronte del No attendono quel che dirà il Consiglio di Stato entro ottobre.
È la parte impiantistica, proprio quella su cui è chiamato ad esprimersi il tribunale romano, il vero punto di svolta giuridico per l’inceneritore di Scarlino. Un impianto in grado di portare avanti la sua attività nei limiti di legge, secondo la società; un impianto obsoleto e pericoloso per i Comuni di Follonica e Scarlino così come per gli ambientalisti, con quest’ultimi che tornano a puntare il dito contro i forni, ritenuti fuori norma, così come ha stabilito il Cnr di Napoli.
La rabbia delle anime del No è molta il giorno dopo il via libera della Regione all’inceneritore, con il rilascio della quinta autorizzazione Via/Aia. C’è che punta il dito contro una politica regionale marcata Pd che vuole a tutti i costi far riaprire l’impianto e chi se la prende con la giunta del governatore Enrico Rossi per aver ignorato quasi cinquemila firme raccolta in una petizione per chiedere un passo indietro agli assessori. Ma ora che la decisione è presa, il fronte del No è pronto a portare avanti la sua battaglia nelle aule giudiziarie, con una differenza rispetto al passato. C’è ancora un ricorso pendente infatti, frutto della vicenda del 2015, quando ai due Comuni non è bastata la bocciatura delle precedenti autorizzazioni da parte Tar, limitata al solo piano dell’impatto ambientale; le amministrazioni vogliono una pronuncia sulla parte impiantistica dell’inceneritore e per questo sono ricorse al Consiglio di Stato: se i giudici romani accoglieranno il loro ricorso, verosimilmente verranno meno anche le nuove autorizzazioni; in caso contrario, c’è da scommettere che andrà in scena il solito copione degli anni scorsi, con la nuova Via impugnata al Tar. «Un impianto vecchio, obsoleto e pericoloso», lo hanno definito un po’ tutti gli esponenti politici del territorio. E a rincarare la dose è arrivato il Cnr partenopeo, sostenendo che i forni non riescono a rispettare i termini di legge per quel che riguarda la combustione. Questione che si rincorre nei verbali della conferenza dei servizi. L’ha sollevata anche l’Asl, visto le emissioni hanno ricadute sulle valutazioni sanitarie. Ecco allora che in quella seduta anche Regione e Arpat hanno chiesto a Scarlino Energia di mostrare le perizie peritali del Ctu (il consulente nominato dal giudice nella class action, il procedimento da cui è venuto fuori lo studio del Cnr), ma la società ha risposto di non essere in possesso delle perizie finali, ma solo di «esiti peritali in qualità di parte». Il dubbio rimane quindi nelle anime ambientaliste della battaglia, che anzi, ribadiscono quanto riporta il parere del Ctu: «la verifica del rispetto dei tempi stabiliti dalla legge “non può limitarsi al Valore medio” », come invece sostiene la società. —
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