Il Tirreno

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l’allarme 

Cedimento al ponte sul viadotto di Prata

GIULIA SILI
Cedimento al ponte sul viadotto di Prata

Il sindaco Giuntini scrive al presidente della Provincia «Tante segnalazioni, ci dia spiegazioni sulle scalinature»

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MASSA MARITTIMA

C’è uno scalino nel punto di raccordo tra il ponte di Prata e la terra, un piccolo dislivello, da entrambi i lati, che sta facendo preoccupare gli abitanti del Comune di Massa Marittima.

Per questo motivo, anche a seguito del terribile incidente di Genova, il sindaco Marcello Giuntini, in veste di consigliere provinciale, si è rivolto al presidente della Provincia Antonfrancesco Vivarelli Colonna. «Mi sono arrivate diverse preoccupate segnalazioni relative al ponte di Prata – spiega il primo cittadino – ed essendo la strada di competenza provinciale ho chiesto urgenti informazioni al presidente Vivarelli Colonna».

Il viadotto della cosiddetta variante di Prata si trova sulla strada provinciale 162 e collega alcune frazioni al Capoluogo e, nonostante la costruzione del ponte risalga alla fine degli anni Ottanta, i primi segni di cedimento sono già evidenti.

«Da alcuni giorni, anche per l’attenzione che i cittadini pongono a seguito delle immane tragedia del crollo del ponte Morandi di Genova, sto ricevendo segnalazioni in merito a sensibili scalinature dell’asfalto nella parte iniziale e terminale del viadotto – dice Giuntini – scalinature visibili e facilmente riscontrabili soprattutto in auto visto il notevole dislivello creatosi».

Oggi sul ponte non passa più il traffico pesante che si verificava in passato perché con la chiusura della miniera di Campiano nel 1996 il flusso dei camion è diminuito notevolmente. Allora il ponte era molto utilizzato sia in entrata che in uscita perché la pirite estratta a Campiano veniva portato a Scarlino; le ceneri di pirite, a bordo degli autotreni, iniziarono poi a tornare verso la miniera per essere stoccate lì.

«Si trattava di veicoli da 450 quintali l’uno e ne passavano diversi durante il giorno – spiega Giuntini – Dopo il 1996 il traffico è diventato più modesto, considerando che la strada di Prata non è tra le più appetibili per gli autotreni. Nonostante questo i camion della legna continuano a passare di lì».

La volontà adesso è quella di conoscere le ragioni della formazione degli scalini: «Il ponte risale alle fine degli anni Ottanta e la vita del calcestruzzo è di 50 o 60 anni. Sotto questo punto di vista mi sento tranquillo ma ovviamente non so a cosa poter imputare questo fenomeno e non sono in grado di dare un giudizio tecnico. Senza dati in mano non si può sapere – conclude il sindaco Giuntini – quindi è bene che chi ne ha la competenza faccia i monitoraggi». — GIULIA SILI

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