Caravaggio e la guerra del sepolcro «Se volete le ruspe, noi le blocchiamo»
Montanari ha bollato il progetto come una «mostruosità» invocando la demolizione, ma Vinceti replica: «Che ignoranza»
È sempre più spaccatura sul caso Caravaggio. Prosegue la querelle che vede ancora protagonista, a 408 anni dalla morte a Porto Ercole, il pittore maledetto.
Giorni fa si è espresso il professor Tomaso Montanari, docente di storia dell’arte dell’università Federico II di Napoli, da tempo apertamente contrario al progetto e all’arca funeraria, compresa la ricerca delle ossa condotta anni fa da Silvano Vinceti, bollata come “una farsa”. Montanari è tornato a parlare del progetto museale con la riproduzione delle opere del Caravaggio a grandezza naturale e in alta definizione, nel ristrutturato ex asilo Ricasoli a Porto Ercole, voluto a suo tempo dall’ex sindaco Arturo Cerulli e dalla candidata Priscilla Schiano (adesso entrambi all’opposizione), ma non proseguito dopo la vittoria di Franco Borghini alle ultime elezioni.
«Le dichiarazioni di Tomaso Montanari evidenziano una totale ignoranza sul turismo culturale», va giù duro ora Silvano Vinceti, responsabile del progetto voluto dall’amministrazione Cerulli sulla Città del Caravaggio e presidente del comitato per la valorizzazione dei beni culturali. Montanari aveva dichiarato, tra le altre cose, che «il museo non s’ha da fare, perché il turismo non ha bisogno di false notizie».
«Se il Montanari, invece di sentenziare, avesse l’umiltà di acquisire un minimo di conoscenza sull’evoluzione del turismo culturale – dice Vinceti – scoprirebbe che le fortune di molte località italiane sono legate alla valorizzazione della presenza di grandi personaggi del passato. Per quanto riguarda la sua idea di destinazione d’uso, questa non contrasta con la riproduzione delle opere di Caravaggio; possono tranquillamente convivere. Non credo che sia un problema insormontabile trovare un luogo che possa ospitare la storia di Porto Ercole. Se si disponesse di un’esperienza consolidata, si saprebbe che da un punto di vista di offerta turistica quella sulle opere di Caravaggio ha un potere di suggestione e attrazione non comparabile con la storia di Porto Ercole; fermo restando la sua importanza e a cui va il mio rispetto».
A Vinceti non vanno giù le parole di Montanari riguardo l’arca funeraria, sostenendo che «il turismo non ha bisogno delle false notizie. Tenere meglio le spiagge, svuotare i cassonetti più spesso, creare un lavoro di qualità: forse questo favorisce il turismo, non delle ossa e un monumento “mostruoso” dove le ruspe sarebbero utili».
«La sua affermazione – tuona Vinceti – qualifica la raffinatezza dello storico dell’arte. Così come il richiamare le false notizie, un implicito che rinvia alla sua convinzione del non ritrovamento dei resti mortali di Caravaggio. Affermazione che ricorre in altre sue dichiarazioni e che lo qualifica come “rigoroso ricercatore e studioso” che sputa sentenze prive di qualsivoglia acquisizione dei documenti inerenti la ricerca storica e quella antropologica. Ricerca che ha visto impegnate quattro università italiane e molti luminari riconosciuti a livello europeo, come il professor Giorgio Gruppioni dell’Università di Bologna».
«Se mai si fanno circolare false notizie Montanari è uno degli artefici – conclude Vinceti – Nel merito del suo inno all’utilità delle ruspe, se mai dovesse giungere, molti di noi saranno lì per contrastare questo scempio. Saranno lì a difesa di quel monumento e della sua collocazione nell’area dell’ex cimitero di San Sebastiano, dove Caravaggio venne sepolto». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
