Il Tirreno

Grosseto

Le motivazioni della sentenza: dal sistema del trustek ai regali Professionisti incensurati che hanno perso la bussola 

Acquisti da calciomercato Volevano il bomber, era mediano

F.G.

LE CARTEHanno perso la bussola, completamente. «Persone totalmente incensurate che occupano posizioni di rispetto nel livello sociale e professionale che avevano perso completamente la bussola in...

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LE CARTE

Hanno perso la bussola, completamente. «Persone totalmente incensurate che occupano posizioni di rispetto nel livello sociale e professionale che avevano perso completamente la bussola in ordine all’illecità del sistema truffaldino, persone che non si sognerebbero di impadronirsi di un euro sottraendolo a chicchessia che non hanno percepito come persona offesa degna di rispetto la società di assicurazioni, vissuta in alcuni casi come ostile»: con queste parole i giudici Puliatti, De Vincenzi e Stramenga spiegano cosa abbia significato per la città “il metodo Pandora”. Quel vaso dal quale è uscito un sistema collaudato per truffare le assicurazioni che parte dallo Studio Verde, l’agenzia fondata dall’avvocato Gabriele Valassina e Stefano Rossi, che risulterà poi essere l’unico titolare, nel quale si muoveva anche la moglie di quest’ultimo, Simona Bonsanti, che si occupava di gestire l’agenda dei pagamenti con le scadenze e della scelta dei regali e dei contatti con medici e infermieri, come ha dimostrato tutto il materiale che è stato trovato nel personal computer utilizzato dalla donna. Lo Studio Verde - scrivono i giudici nella motivazione della sentenza - nasce come agenzia di infortunistica stradale: le intenzioni dei fondatori erano le migliori ma con il passare dei mesi, «l’agenzia ha cominciato a scontrarsi con il mercato e con la concorrenza di un altra agenzia di infortunistica stradale, lo studio Betti».

È qui che entra in gioco uno dei personaggi chiave della vicenda: Paolo Palumbo che viene contattato dallo Studio Verde perché già lavora nell’agenzia concorrente. «In tale fase a mo’ di mercato calcistico - scrivono i giudici - è così che si procedeva all’acquisto del Palumbo a ragione o a torto ritenuto un fuoriclasse dell’attacco ma rivelatosi un mediano delle serie minori». Secondo il tribunale quindi, la tentazione nella quale sono caduti i titolari dello Studio Verde è stata la scorciatoia della concorrenza più spregiudicata: «l’accaparramento clienti attraverso fonti dirette come medici, paramedici, forze dell’ordine, fonti privilegiate - scrivono - Il metodo del trustek per confezionare le pratiche per gli incidenti fasulli». Ma il ruolo di primo piano che Palumbo avrebbe dovuto ricoprire, in realtà non si sarebbe poi rivelato così prezioso: «Palumbo è come il venditore di enciclopedie porta a porta che le piazza solo agli amici e ai parenti», continuano i giudici.

Il sistema dei falsi incidenti non poteva però stare in piedi se a fianco dei tre protagonisti, quelli che appunto ruotavano intorno allo Studio Verde, non ci fossero stati altri personaggi: i medici ad esempio, tra i quali secondo il tribunale Giuseppe Reatali ha ricoperto un ruolo «completo e perfetto - dicono - pronto anche ad allungare i certificati senza visitare le persone», o quello di Giovanni Baldi, «che nella campagna acquisti veniva preso come direttore tecnico dallo studio Betti». Il medico, nonostante non sia stato coinvolto in nessuno degli illeciti contestati alla banda delle truffe alle assicurazioni, ha tenuto una «lectio magistralis», tenuta ai dipendenti dello Studio verde per spiegare cosa fosse necessario per far girare bene gli ingranaggi e creare una sorta di circolarità di interessi: «il medico inviava o segnalava i pazienti allo studio, partecipava alla lievitazione dell’entità delle lesioni con visite e certificati, a volte redigeva le perizie, a sua volta beneficiava dell’invio dei nuovi pazienti».

Una vera e propria associazione a delinquere di «natura professionale - si legge ancora - e non casuale». Esisteva un vero e proprio tariffario dei compensi, studiato fin nei minimi dettagli con le cifre e i compensi che di volta in volta dovevano essere pagati. Una truffa messa in piedi da gente perbene, da stimati professionisti che non avrebbero rubato un euro a nessuno se non fosse che - hanno sottolineato i giudici - non abbiano mai considerato le compagnie di assicurazioni come persone fisiche ma solo come società che potevano in qualche modo essere spremute. L’associazione a delinquere quindi, esiste eccome. Ed esiste anche una spiegazione per cui si è arrivati al processo dopo anni, dando ai giudici la possibilità di emettere una sentenza soltanto sui reati maggiori: quelli minori infatti hanno subito la mannaia della prescrizione, sia perché le indagini preliminari e quelle processuali sono state complesse sia perché gli uffici del tribunale sono stati impegnati nel processo al comandante della Costa Concordia Francesco Schettino. Prescrizione che - ad esempio- è stata rifiutata dal poliziotto Luca Ragazzini che ha deciso di farsi processare lo stesso ed è infatti stato assolto con formula piena. Prescrizione che non ha riguardato i reati di falso per induzione in atto pubblico, commesso da diversi imputati che si sono presentati al pronto soccorso raccontando ai medici di essere stati coinvolti in incidenti che non erano mai avvenuti, inducendoli così in errore.

C’è stato poi il caso dell’avvocato Valassina, che aveva già patteggiato la pena e che ha deciso di testimoniare in aula. Per il tribunale, in aula ha manifestato la «consapevolezza degli errori commessi e la sua volontà di espiazione». — F.G.

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