Il Tirreno

Grosseto

Addio a Ugolino il frate che sposò Adriano Celentano e Claudia Mori

Gabriele Baldanzi

Aveva 94 anni, le nozze a Grosseto fecero parlare il mondo Scuola, scout, parrocchia: in città lasciò un segno indelebile

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GROSSETO

Frate Ugolino, per oltre 25 anni sacerdote a Grosseto, nel convento – parrocchia di San Francesco, si è spento ieri a Fiesole, assistito dai confratelli. Le sue condizioni di salute si erano aggravate negli ultimi giorni: aveva 94 anni, 78 dei quali di vita religiosa, 70 di ministero presbiterale. A dare la notizia della morte la Provincia Toscana dei Frati minori e la Diocesi di Grosseto, a cui era rimasto molto legato.

Giornalista e collaboratore di svariate riviste e testate nazionali, scrittore e radiotelecronista, il suo nome era diventato famoso per il matrimonio di Adriano Celentano e Claudia Mori, celebrato proprio a Grosseto, di notte, in modo rocambolesco, nel luglio del 1964.

Padre Ugolino, qualche anno fa, proprio al Tirreno aveva svelato alcuni retroscena di quella notte, quando si rese complice della volontà dei novelli sposi di dribblare giornalisti e fotografi.



Padre Ugolino era nato a Montaione di Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo, nel 1924. A 24 anni fu ordinato presbitero dedicandosi da subito, con passione, all’insegnamento della religione nelle scuole e al ministero parrocchiale, in Maremma. Qui divenne presto guida e assistente degli scouts. Gentile e sorridente, dai modi eleganti e cortesi, ma insieme caparbio e volitivo, riuscì negli anni a fare breccia nel cuore di tante persone – famose e non – offrendo sempre una parola di speranza e di fiducia. Un maestro di comunicazione sociale, si direbbe oggi.



Appresa la notizia, la Diocesi guidata dal vescovo Rodolfo Cetoloni ha diffuso un comunicato in cui si esprime dolore e partecipazione per la scomparsa del celebre francescano. Qui, a Grosseto, d’altra padre Ugolino Vagnuzzi aveva speso gli anni della sua giovinezza, della freschezza sacerdotale nel convento-parrocchia di San Francesco. Dal 1948 al 1975 aveva abbracciato tanti giovani, dando un impulso decisivo allo scoutismo (a lui si deve l’aver portato sulla vetta del monte Amiata la statua della Madonna dello scout): fu decisivo il suo impegno per la realizzazione della sala Friuli.



La sua ultima visita a Grosseto risale a tre anni fa, quando padre Ugolino si mise a disposizione per un pomeriggio amarcord organizzato dai frati e dalla parrocchia di San Francesco. In quella circostanza, davanti a parrocchiani, amici e giornalisti, riannodò i fili di un passato bello e vivace per Grosseto.



«La Chiesa di Grosseto è grata a padre Ugolino per le primizie sacerdotali spese in mezzo a questo popolo – commenta il vescovo Rodolfo Cetoloni – personalmente perdo un confratello amabile, ricco di verve. Padre Ugolino ha precorso i tempi in molti ambiti e ci ha aiutati a “confondersi” nel senso più bello del tempo con le ansie, le gioie, le fatiche e le speranze della gente». Don Franco Cencioni ricorda quella volta in cui, con Padre Ugolino, proprio in sala Friuli, organizzarono, a Carnevale, una festa parrocchiale mista, cioè aperta per la prima volta a maschi e femmine contemporaneamente: «Strappammo l’ok del vescovo Galeazzi, che però ci obbligo a svolgere un costante servizio di sorveglianza sui ragazzi. Eravamo anche noi giovanissimi».



La messa sarà celebrata oggi alle 15 nella chiesa di San Francesco, a Fiesole. La salma sarà poi trasferita nel cimitero di Pieve Santo Stefano dove sarà tumulata giovedì. —

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