Il Tirreno

Grosseto

Gigi della Barca, il traghettatore sul fiume: appello per intitolargli il nuovo ponte

Gabriele Baldanzi
Gigi della Barca, il traghettatore sul fiume: appello per intitolargli il nuovo ponte

La Pro Loco Alborensis chiede al Comune di ricordare così una figura storica per l’Ombrone tra gli anni Venti e Sessanta

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ALBERESE. Digiti il suo nome su Google e non trovi nulla. Chiedi a voce – a coloro che hanno sempre vissuto ad Alberese – e ti rispondono di averne solo sentito parlare. Le fotografie sono rare, una biografia non esiste. Eppure il nuovo ponte sul fiume Ombrone, l’opera più significativa e imponente progettata e conclusa dal Comune di Grosseto negli ultimi vent’anni, potrebbe essere intitolata proprio a lui: l’ultimo barcaiolo Eugenio Luigi Bellucci, nativo di Marina di Cecina, classe 1883.

Un po’ Caronte, un po’ Siddharta. Scomparso nel 1963, all’età di ottant’anni, dopo una vita trascorsa a trasportare cose e persone da una sponda all’altra del fiume, Gigione della Barca (lo chiamavano così) torna in copertina. A oltre mezzo secolo dalla morte, la sua chiatta, così utile a centinaia di persone, troverà posto, forse, nella toponomastica cittadina, andando a battezzare un’opera destinata a diventare un nuovo simbolo della Maremma. Dopo il Ponte Mussolini, il ponte Bellucci.

Nei giorni scorsi la Pro loco Alborensis, interpretando la volontà di alcuni residenti nella frazione, ha proposto al sindaco del Comune di Grosseto l’intitolazione dell’opera al conduttore del rudimentale “traghetto” che, tra la metà degli anni Venti e i primi anni Sessanta, permetteva il passaggio da una parte all’altra del fiume, alla Trappola. Per molti mesi all’anno la barca di Gigi attraversava l’Ombrone lungo un cavo teso tra le due sponde, grazie a un sistema di carrucole. Era in grado di trasportare auto, piccoli mezzi, fino a venti persone per volta. Quando l’Ombrone era carico e assumeva una portata impetuosa, attraversare le acque diventava un esercizio avventuroso.

Gigi raccontava che le zattere di cui si avvalevano i traghettatori prima di lui erano leggere e non sempre garantivano il trasporto di carri. All’inizio del Novecento quest’ultimi, arrivati all’argine, trasferivano il carico sulla chiatta destinandolo alla riva opposta. Un’altra epoca, un altro mondo.

«Mi ricordo bene di Gigione e del suo canino – racconta Umberto Bambi, 82 anni, colui che in località La Barca ha inventato il noleggio canoe – mi ha trasportato diverse volte. La prima alla metà degli anni Cinquanta, quando con quella che poi sarebbe diventata mia moglie, a bordo del nostro Maseratino (una piccola moto), andavamo al mare all’Alberese, verso Collelungo, passando dalla Trappola e lui non ci faceva pagare quei pochi spiccioli dell’attraversamento. Poi nel 1986 diciamo che ne raccolsi un po’ l’eredità installando il servizio delle canoe laddove c’era ancora la sua baracca di lamiera e i tiranti del cavo che permettevano alla chiatta di compiere la traversata in sicurezza». —
 

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