Il Tirreno

Grosseto

marina di grosseto 

Migliaia di firme raccolte: l’appello per tenere pulito il sottobosco

E.P.

Appuntamento con gli esperti sabato 18 Agosto al Vivaio di Principina: l’iniziativa  era stata promossa a marzo dall’Accademia dei Georgofili 

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MARINA DI GROSSETO

Cittadini, operatori economici ed esperti di scienze forestali chiedono interventi concreti per salvaguardare la pineta di Marina. Lasciare tutto come sta, o quasi, come vorrebbero alcune posizioni ambientaliste oltre a essere un rischio per l’incolumità delle persone, condanna a morte la pineta stessa non solo per gli incendi.

Sabato 18 agosto al Vivaio Principina, alle 18, si tornerà a parlare di pinete. Si chiuderà, infatti, la raccolta di firme – già circa duemila – lanciata con la mozione per la salvaguardia delle pinete che era stata promossa a marzo dall’Accademia dei Georgofili e dalla pro loco di Marina e Principina a Mare. A coordinare sarà il professor Amedeo Alpi, presidente dell’Accademia dei Georgofili Centro Ovest. Benvenuto Spargi, esperto di scienze forestali, spiega che il rischio incendi nella pineta del litorale grossetano è aumentato anno dopo anno, con l’aumentare dell’abbandono in cui le pinete sono cadute da quando, a causa della cimice americana, non producono più pinoli e non sono più coltivate. «Nel 2012 – ricorda – è stata messa a rischio l’incolumità di migliaia di persone, sono stati evacuati due campeggi. E lo scorso anno solo per caso l’incendio di via dei Platani non ha provocato danni a persone».

Per creare condizioni di sicurezza occorre evitare che le fiamme raggiungano le chiome e che l’incendio si propaghi di chioma in chioma, ma per far questo occorre ridurre il combustibile che si trova nel sottobosco. «Arbusti di macchia mediterranea, di 7-8 metri, ricchi di olii essenziali – dice Spargi – sviluppano calore e fiamme molto alte che raggiungono facilmente la chioma», dunque occorre tenere pulito il sottobosco e in questo senso «Gli interventi previsti adesso sono corretti – spiega – si prevede di realizzare una fascia di 50 metri intorno ai centri abitati in cui il sottobosco sia rimosso». Proprio questo genere di interventi, però, non piace proprio a tutti e c’è chi si mobilita e contesta. L’intervento dell’uomo è necessario proprio a salvaguardare la pineta stessa, sottolinea Gianmarco Bragagni, titolare del campeggio Il Sole e anche lui esperto forestale. «Il sottobosco – dice – si riempie di secco e necromasse che non solo alimentano gli incendi, ma fanno anche da incubatrici per patologie che distruggono la pineta». Questo genere di problemi non si verificava quando la pineta era regolarmente coltivata dai pinottolai. — E.P.

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