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AMBIENTE E SALUTE 

Odori nauseabondi, mosche e ratti Ancora emergenza al Fosso Beveraggio

Francesca Ferri
Odori nauseabondi, mosche e ratti Ancora emergenza al Fosso Beveraggio

Cannucce trinciate ostruiscono il flusso dell’acqua nei campi dietro Barbanella: «Questa roba poi finisce in mare...» 

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La signora Laura Coralli, che abita a pochi metri, la definisce una «situazione gravissima, peggiorata dall’ultima piena». E a giudicare dall’odore nauseabondo, dagli sciami di mosche e dai ratti che si aggirano in zona, è difficile darle torto.

Fosso Beveraggio, campagna di Grosseto (ma urbanisticamente registrata come “città”), oltre il quartiere di Verde Maremma. Da anni gli abitanti, e in particolare Coralli che abita nel podere Barbanella Vecchia, confinante con il fosso, denunciano la bomba ecologica del Beveraggio, un tempo limpido canale dove si abbeveravano gli animali, oggi cloaca dove si dovrebbero riversare solo le acque chiare della città, ma dove finiscono sovente anche le fogne allacciate abusivamente alla rete di scolo.

L’ennesima denuncia della signora Coralli, che è anche una delle sentinelle del Tirreno (i cittadini che, grazie a “Caffè Tirreno” segnalano al quotidiano i problemi del loro quartiere) riguarda una nuova emergenza igienica. «I primi di maggio il Consorzio Bonifica ha tagliato la vegetazione sulle sponde e ha lasciato tutto il trinciato delle canne sul posto – dice – e con le piene dovuto all’acquazzone dei giorni scorsi, il materiale vegetale si è riversato nel fosso. E rotola rotola è diventato una massa enorme che ostruisce il Beveraggio all’altezza del ponticino sotto casa mia. Così ora è tutto pieno di ratti e mosche».

Alla preoccupazione si aggiunge la rabbia: «Ho chiesto più volte al Consorzio di venire a rimuoverlo. Nessuno mi risponde o si fa vivo».

Una preoccupazione che va al di là del disagio provato in prima persona. «Tutti sanno dove finiscono questi liquami – dice Coralli –. Da qui al canale San Rocco e dal San Rocco al mare. Perché a Marina i balneari si muovono solo quando hanno i tronchi in spiaggia portati dalle piene? Certo, il batterio fecale dell’escherichia coli non si vede, ma è molto più pericoloso. Perché non si fa niente per risolvere il problema?».

Il presidente del Consorzio Bonifica, Fabio Bellacchi, respinge le accuse.

«Il problema lì – spiega Bellacchi – è che il Consorzio deve per forza lasciare sul posto i residui della trinciatura, perché portarla via avrebbe costi elevatissimi e buttarla nei campi vicini non si può perché i proprietari si oppongono. L’unica soluzione è triturare i residui vegetali e farli appassire in modo che con la piena diventino materiale trasportabile. Il problema è che la gente arriva e ci butta di tutto, anche la spazzatura. Ma qui spetta alla polizia municipale fare i controlli».

A ben vedere, però, non tutta la vegetazione tagliata sembra perfettamente sminuzzata. Come si nota bene dalle fotografie scattate lunedì, molte canne in putrefazione sono intere e pare difficile che, ammassate insieme dalla forza dell’acqua, non possano non fare tappo. Bellacchi, però, difende l’operato del Consorzio: «Io lì ci dovrei pulire solo una volta all’anno ma ci vado almeno due o tre volte. E ora dovremmo ritornarci». —

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