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Smog, per le centraline Verde Maremma dovrà aspettare ancora

Giovanna Mezzana

Arpat rispedisce al mittente il costoso progetto del Comune Ma c’è un’altra chance: il rilevamento con apparecchi mobili

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Verde Maremma dovrà attendere ancora un po’ prima di avere una centralina per il rilevamento delle polveri sottili. È una questione di soldi, come spesso accade. Ma settembre potrebbe riservare qualche novità positiva: parola dell’assessora all’ambiente Simona Petrucci.



Gas di scarico e rombo del traffico, miscelati alle temperature torride di queste settimane, rendono dura la vita di quartiere. La futuribile bretellina – che dall’uscita Grosseto Nord della Quattro Corsie si innesterebbe direttamente sulla strada del Pollino decongestionando via Uranio – è in standby: nonostante le buone intenzioni, non è stato trovato un accordo tra Provincia, Comune e proprietario dei terreni che dovrebbero essere espropriati, e si dovrà attendere la decisione del Consiglio di Stato. Intanto, il comitato dei residenti risollecita il Comune per ottenere una centralina per il rilevamento delle polveri, come quella posizionata lungo viale Sonnino.



Il 5 luglio una rappresentanza dei residenti di Verde Maremma è stata ricevuta da Petrucci: l’obiettivo dei cittadini era sapere a quale punto fosse arrivata la loro richiesta, avanzata, in prima battuta, nell’ottobre 2017. Il traguardo non è dietro l’angolo, come hanno intuito i residenti e come conferma la responsabile del settore ambiente.



«Avevamo messo a punto un progetto per il rilevamento delle polveri – dettaglia Petrucci – che sarebbe costato 100mila euro. Arpat ci ha risposto che non ha risorse per finanziarlo e che, alla fine, non avrebbe comunque validato i nostri dati. Sarebbero stati soldi spesi inutilmente. E io, francamente, non posso permettermelo». In Toscana ci sono 37 centraline di rilevamento delle polveri, finanziate dalla Regione e gestite da Arpat; tra queste 37 ce ne sono tre “grossetane”; due servono da comparazione e una è a bordo strada: è la centralina di viale Sonnino, che non può essere spostata altrove, neppure temporaneamente – Il Tirreno ha posto il quesito ad Arpat – perché è fissa.



Se un Comune intende incrementare il suo parco centraline, deve autofinanziarsi il monitoraggio tramite i cosiddetti “laboratori mobili”. È quel che ha fatto, per esempio, Prato, investendo la (modica) cifra di 8.750 euro (per chi volesse prendere spunto, veda la determinazione n° 3681 del 14 dicembre 2017 del comune di Prato). Ed è quel che tenterà di fare Grosseto dotandosi di una propria centralina mobile: «A settembre – dettaglia Petrucci – dovremo concludere questo procedimento con Arpat, poi dovrò reperire i fondi facendo economia su altri capitoli». Se tutto filerà liscio, il primo rilevamento potrebbe essere fatto entro il 2018. «Ma sia chiaro – precisa l’assessora – Si tratta di monitoraggi di 15 giorni da svolgere in quattro periodi diversi dell’anno, altrimenti i dati non hanno alcun valore». –



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