Sicurezza
Cosap, la Provincia batte cassa «Paghi chi ha accessi stradali»
La lettera fa infuriare i proprietari dei fondi che si affacciano sul Cipressino «Nessuno aveva mai chiesto niente nemmeno per gli espropri del 1983»
castel del piano
Rivolta dei piccolissimi proprietari con accessi vicinali sulla strada provinciale, compresi quelli che si affacciano sul Cipressino nel comune di Castel del Piano, a cui si chiede di mettersi in regola con le concessioni richiamando le sanzioni del D. L. 285/1992 “Nuovo codice della strada”.
Le lettere inviate dalla Provincia per il Cosap, il canone di occupazione di spazi e aree pubbliche, colpiscono anche la “conca d’oro” dell’Amiata, con microparticelle di proprietà, piccoli oliveti, orti o anche campi abbandonati che hanno accesso alla provinciale tramite strade di campagna che sono in uso da secoli e «su cui mai quasi nessuno a memoria dei superstiti – dicono – ha pagato concessioni o richiesto autorizzazioni, visto anche che quando fu allargata la strada del Cipressino nel 1983, vi furono espropri della Provincia che ripristinò gli accessi laddove da sempre erano e mai nessuno ha reclamato alcunché e sono passati 35 anni. Nessuno nemmeno si è fatto vivo nel 1992, anno del nuovo codice stradale», dicono i proprietari.
Chi ha ricevuto la lettera si è presentato in Provincia. Ed ecco la sorpresa: se la concessione non è in regola, si devono pagare due marche da bollo da 16 euro e la somma di 80 euro per fare domanda per un sopralluogo. Se sarà verificato che esiste l’accesso ma senza concessione regolare dovrà essere pagata una sanzione che va da 160 a 500 euro circa. La Provincia ha scelto una sanzione “politica” di 160 euro (126 se pagata entro cinque giorni). Non basta: una volta accertato l’accesso e pagata la sanzione, bisognerà vedere se quell’accesso è a regola d’arte e nel caso spendere ancora per metterlo a norma.
«Si tratta di accessi in uso da centinaia di anni e il sopralluogo arriva un po’ tardivo, ma non ci sottraiamo alla legge», dicono ironizzando i proprietari. Che però sono tinti di nero. Perché la lettera della Provincia arriva ad una sola “vittima”, che è il primo proprietario frontista sulla provinciale. Non importa se alle sue spalle esistano decine e decine di proprietari che utilizzano la stessa strada: «Io becco e bastonato – dice uno dei destinatari – mi dovrei accollare, in 10 giorni, l’onere di ricercare tutti i proprietari dietro di me. E chi li conosce? Alcuni vivono fuori, altri sono morti lasciando quote agli eredi, E dovrei andare da ciascuno di costoro a fare una sorta di questua per farmi rimborsare dei soldi che solo io devo sborsare per primo alla provincia, senza avere la certezza di riaverli da tutti gli altri? La Provincia dovrebbe, invece, mandare la medesima lettera a tutti gli interessati e chiedere a ciascuno il dovuto. Loro hanno computer, particelle, mappe. Perché proprio io dovrei fare un lavoro immane, chiedendo visure catastali o altro? Quindi sono disposto a pagare la mia parte ma non anticipando quella di tutti gli altri». Ed è in questo senso che diversi proprietari hanno spedito all’ufficio competente questa risposta: «Vogliamo collaborare con la Provincia, ma non siamo disponibili a un esborso che interessi uno solo: è difficile individuare tutti i soggetti interessati, e dunque sta alla Provincia trovarli, mandare gli avvisi e ripartire le spese». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google