Gioco
Esposto del Forum sull’inceneritore «Palesi difformità sulla combustione»
Barocci e Rabitti chiedono se siano ravvisabili ipotesi di falso rispetto a quanto accertato dagli esperti del Tribunale
GROSSETO
«Qui c’è qualcosa che non va...». Se n’è accorto subito Roberto Barocci, mettendo a confronto le conclusioni dei consulenti tecnici d’ufficio incaricati dal giudice Giulia Conte con il resoconto della Conferenza dei servizi della Regione che ha concluso l’iter sulla Via. Talmente palese la difformità a proposito dell’inceneritore di Scarlino che il rappresentante del Forum Ambientalista si è rivolto alla Procura, depositando ieri un esposto perché «a nostro avviso i documenti che abbiamo presentato alla Regione su un tema di grande pericolosità per la salute dei cittadini non sono stati verificati, discussi e analizzati». Pericolosità significa, specifica, «diossine».
Barocci ne ha parlato insieme all’ingegner Paolo Rabitti, concludente del Forum, in una conferenza stampa. Alla magistratura il Forum chiede di verificare se esistano ipotesi di reato, come il falso o come l’omissione. «L’autorizzazione della Regione all’inceneritore non è valida» è la loro conclusione.
Barocci tira fuori gli atti della causa civile (la class action) aperta nel 2013 con Scarlino Energia. Legge quanto scritto il 16 maggio scorso dal collegio di esperti (Alessio Ceccarini, Renato Iannelli e Paolo Grandinetti): «Pur essendo il tempo medio di permanenza dei fumi prodotti dalla combustione superiore ai due secondi, non è possibile escludere che nelle condizioni più sfavorevoli parte dei fumi permangano nella zona di post-combustione per un tempo inferiore ai 2 secondi, non garantendo il criterio di omogeneità e dunque compromettendo il pieno rispetto» del decreto legge 152. Negli atti della Conferenza dei servizi dell’11 luglio si legge che Scarlino Energia (direttore tecnico Michele Stretti) sostiene di non avere le perizie del Tribunale ma di essere in possesso di alcuni esiti peritali, dai quali «emerge che i tempi di residenza minimi nelle camere di combustione sono rispettati». Affermazioni in pieno contrasto tra di loro. Tra l’altro, le operazioni peritali condotte il 19 giugno nell’ambito del procedimento civile (presenti tutte le parti, anche i tecnici del Cnr di Napoli) richiamano nel verbale le conclusioni del ctu e «sconfessano che i modelli di calcolo prodotti dai consulenti di Scarlino Energia siano stati convalidati dai ctu: anzi è il contrario».
«Ma allora - si chiedono Barocci e Rabitti - su quali documenti la Regione ha proceduto alla conclusione dell’iter per la Via?». Tra l’altro, aggiunge il Forum, c’è una difformità anche nelle misure dei forni: «I ctu del giudice Conte hanno scritto che la quota uscita fumi dai forni è collocata poco sopra i 2 metri dall’ingresso dell’aria secondaria e non, come il proponente ha prodotto e Arpat ha convalidato fin dal 2015, a 5,3 metri di altezza».
«Questa autorizzazione non può avere valore - dice Barocci - Il presidente Enrico Rossi e il capogruppo Leonardo Marras ne prendano coscienza. Qui si parla di emissioni di diossina, non di anidride carbonica. La combustione produce comunque delle nanoparticelle: meno ce ne sono, meglio si vive».
«La soglia dei due secondi garantisce che non escano diossine - precisa Rabitti - È una richiesta dell’Italia e dell’Unione europea. Poi ci vogliono anche gli abbattimenti, è certo; ma quella dei 2 secondi è una conditio sine qua non».
Barocci conclude: «Non posso e non voglio fare pressioni sul Tribunale, la cui prossima udienza è fissata per dicembre: ma da questo procedimento è emerso che le emissioni sono fuori norma. E il rilascio dell’autorizzazione è imminente». —
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