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Dicono no all’inceneritore anche 400 esercenti e turisti: "Follonica non diventi il centro di smaltimento di tutta la Toscana"
In viale Italia una raccolta di firme parallela a quella messa in atto dal comitato:
FOLLONICA. La voce di chi non vuole l’inceneritore di Scarlino si fa sempre più grossa. Altre oltre 4.300 firme raccolte nella petizione organizzata dal comitato del No se ne aggiungono 400 messe insieme dai commercianti e i turisti del lungomare follonichese.
«Un’iniziativa spontanea che ha trovato molto consenso nel giro di pochi giorni», spiega Roberto Pierini dell’hotel Ausonia, promotore di questa iniziativa «sorella» di quella del comitato. Due raccolte rimaste divise ma che verranno riunite nella consegna in Regione Toscana nel tentativo di chiedere alla giunta regionale di non rilasciare nuove autorizzazioni all’impianto, sebbene martedì il governatore Enrico Rossi abbia fatto intendere che la strada in questa direzione sia già segnata.
Gli oppositori però non vogliono darsi per vinti. E se la petizione del comitato culmina con una richiesta ufficiale alla giunta Rossi di fare un passo indietro, quella degli esercenti di viale Italia rappresenta una vera e propria denuncia circa l’impatto che l’inceneritore avrebbe sul territorio. «Per il territorio che si affaccia sul golfo di Follonica sembra sia stata definitivamente emessa la sentenza di condanna per farne un centro di stoccaggio e smaltimento della spazzatura di tutta la Toscana – si legge nel testo - La Regione infatti, mentre chiude l’inceneritore dell’Ospedaletto a Pisa e il Consiglio di Stato blocca i lavori dell’inceneritore a Firenze, decide di riaccendere i forni a Scarlino». Il riferimento è alla proposta di legge che conferirebbe alla giunta regionale il potere di decidere come distribuire i rifiuti da smaltire tra i vari Ato della Toscana.
«Decine di migliaia di persone saranno massicciamente esposte alla minaccia di diossine e delle nano polveri emesse dalla combustione della spazzature – continua la petizione degli esercenti – Torniamo a ribadire che la gravità di riattivare l’inadeguato e pericolosissimo impianto di incenerimento consiste, oltre ai rischi per la salute delle persone e degli animali, anche nella minaccia per le attività economiche che dipendono dalle risorse legate al turismo». In questo senso, Pierini spiega che oltre ai negozi e alle altre varie attività del lungomare follonichese hanno impresso il proprio nome sul foglio anche i turisti. «È gente che viene a Follonica un mese o due e che quando ha saputo la notizia della riaccensione ha deciso subito di aderire - dice Pierini – Le due petizioni, la nostra e quella del comitato, sono rimaste separate perché c’era l’esigenza di informare la gente, senza contare che entrambe sono partite spontaneamente, senza una vera organizzazione. La gente si è mossa immediatamente per come ha potuto». Le liste di firme saranno comunque consegnate insieme. «Nel complesso sono quasi 5.000 firme in tre giorni – conclude l’albergatore - La popolazione ha detto chiaro e forte che l’inceneritore non lo vuole». —
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