Il Tirreno

Grosseto

EX MABRO 

I macchinari dei capannoni venduti a una ditta bulgara

Enrico Pizzi
I macchinari dei capannoni venduti a una ditta bulgara

La società Richmart ha prelevato 20 container con attrezzature, mobili e modelli È andata deserta anche l’asta da 3,7 milioni di euro: la prossima a ottobre

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GROSSETO

Macchinari, mobili, arredi, ma anche carta modelli, campionari di tessuti, gigantografie, manichini, foto di sfilate: tutta la storia della ex Mabro, marchio compreso, è finita sulle rive del Danubio, in Bulgaria, mentre uffici e capannoni, ormai spogliati di ogni ricordo, restano invenduti.

Il 25 luglio, davanti al notaio Luciano Giorgetti, è arrivata una sola offerta, di un gruppo industriale locale, il cui nome resta top secret, ma era troppo bassa per essere accettata: oltre il 40 per cento al di sotto del prezzo posto a base d’asta, 3, 74 milioni di euro, già ribassato rispetto alla stima iniziale di oltre 5 milioni. L’asta è andata deserta e se ne riparlerà il 19 ottobre, quando il prezzo sarà ribassato di un altro 10 per cento. In vendita ci sono uffici e capannoni per circa 8.600 metri quadrati e un lotto edificabile di circa 5.100 metri quadrati che potrebbe essere venduto anche separatamente.

Questo è tutto ciò che resta, a Grosseto, della ex Mabro, un’industria di abbigliamento nata 61 anni fa. A seguito delle iniziative legali dei curatori fallimentari di Royal Tuscany Fashion Group e di Abbigliamento Grosseto, infatti, la società italo-bulgara Men’s Fashion Group, amministrata da Antongiulio Pacenti, ha liberato lo stabilimento dai macchinari acquistati da Abbigliamento Grosseto e il socio bulgaro di Pacenti, la società Richmart, che ha sede in Ruse, città che si affaccia sul Danubio, a sud di Bucarest, ha acquistato definitivamente i macchinari, ma anche tutti i beni residui – mobili, arredi degli ex uffici, dello show room e del factory store – che erano di Royal Tuscany, e li ha portati in Bulgaria.

Così, tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo, 20 grandi container sono stati stipati di tutto ciò che interessava la società bulgara, marchio compreso e sono partiti per La Spezia. Su nave, poi, hanno raggiunto il mar Nero e, navigando sul Danubio, sono arrivati a Ruse. Alcuni macchinari sono stati lasciati e presi dalla società che fa capo al presidente di Confesercenti, Giovanni Caso, che in un capannone dell’ex Eurovinil, sta allestendo una nuova impresa di sartoria che, entro la fine dell’anno, dovrebbe aprire con una trentina di dipendenti. Parte dei macchinari saranno rimessi in funzione, mentre un’altra parte finirà nel piccolo museo della sartoria in Maremma che Caso vuole realizzare.

Il marchio Mabro, però, ha lasciato definitivamente Grosseto. Chi ha assistito alla partenza dei container per la Bulgaria ha visto andar via, dietro all’ultimo container, un pulmino nero, con targa bulgara, che trasportava gli operai che avevano effettuato lo sgombero, e che aveva stampato in grande, sulle fiancate, il logo Mabro, con il grifone dorato, simbolo della città di Grosseto, che Mabro aveva adottato come marchio. —

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