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Acqua, aumenti confermati Bolletta più cara del 3,5%

Francesca Ferri
Acqua, aumenti confermati Bolletta più cara del 3,5%

La conferenza territoriale ratifica le tariffe previste dall’Autorità già da gennaio Pesano investimenti e nuove tasse. Il presidente: «Scontiamo il territorio vasto»

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Da quasi otto mesi gli abitanti della provincia di Grosseto, e con loro quelli di Siena, stanno pagando una bolletta dell’acqua più cara del 3,5% rispetto al 2017. Il rincaro, finora per così dire “in attesa di giudizio”, è stato confermato nei giorni scorsi dalla conferenza territoriale dei 55 comuni serviti da Acquedotto del Fiora, gestore del servizio nelle due province del sud della Toscana. E così quel che finora è entrato in bolletta in sordina, oggi vi si piazza in pianta stabile.

Il percorso che ha portato a questo aumento ha un’origine lontana. La tariffa per il servizio idrico (acqua potabile nelle case, smaltimento e depurazione) è stabilita ogni quattro anni dall’Autorità idrica toscana (Ait), sulla base di un’enorme mole di dati: investimenti, costo del personale, tasse dovute dal gestore, introiti.

L’Ait, fatti i conti, ipotizza una tariffa, la presenta all’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera), competente su base nazionale, che può confermarla, aumentarla o abbassarla. A questo punto la tariffa, da proposta, diventa definitiva, ma ha bisogno di un ultimo passaggio: la ratifica della conferenza territoriale, ogni due anni. E proprio la conferenza territoriale per i 55 comuni del Fiora si è tenuta la scorsa settimana e ha messo il sigillo definitivo.

Fin qui la procedura. Ma perché questo rincaro? A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, si è risparmiato un ulteriore +0,5% in bolletta. Nel 2016, infatti, quando si tenne la conferenza territoriale per il 2016-2019 si ipotizzò un aumento del 4%. «Calcoli più precisi da noi forniti hanno consentito di contenere l’aumento – spiega il presidente Emilio Landi –. Quanto alla tariffa l’Autorità ha considerato gli investimenti di 1,3 milioni di euro in più, i 600mila euro non spesi per il discorso del laboratorio analisi, i 500mila euro in più di tasse sull’attraversamento demaniale chiesti dalla Regione e di cui abbiamo perso il ricorso al Tar, ma faremo appello. Insomma, è stata confermata la previsione».

In Toscana solo i lucchesi, serviti da Geal, hanno visto abbassare la tariffa: -3,5%. Per il resto, solo rincari: 1,5 ad Arezzo (Nuove Acque), 3,5% a Livorno e Pisa (Asa), 4% a Firenze, Prato e Pistoia (Publiacqua, in approvazione), 5% a Massa, Carrara, Lucca e Pisa (Gaia, in approvazione), 5,4 nel Basso Valdarno (Acque).

«Siamo il gestore che fa più investimenti in Toscana – conclude Landi – cioè 65-70 euro a utente contro la media nazionale di 30 euro. Abbiamo 12mila km di rete, quanto Pisa e Firenze insieme, ma con un decimo degli abitanti. Ognuno di noi ha 30 metri di tubo “sulle spalle”; a Firenze 5 metri, a Roma 1,5. E nella tariffa questo ha un peso. E nonostante questo l’Italia è al penultimo posto nei costi dell’acqua: in Germania è oltre 6 euro al metro cubo; a Grosseto 3 euro, di cui 1,60 per acqua e il resto per fognatura e depurazione».

E proprio su quest’ultima voce potrebbe calare una mazzata per il blocco dei conferimenti dei fanghi in Lombardia. —

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