Gioco
Il dietrofront di Marras «Ferro vecchio, servono lavori»
Il capogruppo regionale Pd parla dopo il via libera di Firenze «Ci vogliono investimenti per decine di milioni di euro per far ripartire bene l’impianto»
SCARLINO
«L’inceneritore di Scarlino è un ferro vecchio con problemi di gestione enormi da ogni punto di vista». Parole che sarebbero facili da mettere in bocca alle anime ambientaliste o ai sindaci del territorio che combattono l’impianto. Ma non sono parole loro. Sono parole di Leonardo Marras, oggi capogruppo di maggioranza Pd in Regione ma un tempo presidente della Provincia di Grosseto che per primo diede le autorizzazioni a Scarlino Energia per bruciare i rifiuti. «Già nelle autorizzazioni del 2009 erano previsti degli ammodernamenti all’impianto con investimenti non indifferenti per l’epoca», dice, tornando oggi a chiedere quegli stessi investimenti sull’impianto. «Sarebbero auspicabili un reset totale e un investimento da diverse decine di milioni di euro per rinnovarlo completamente con le migliori tecnologie disponibili oggi sul mercato», dice Marras.
L’imminente via libera dalla giunta regionale alle nuove autorizzazioni, dopo l’ok della conferenza dei servizi, ha riacceso la discussione attorno all’impianto. È saltato fuori anche nel consiglio comunale scarlinese di ieri mattina, durante il quale il sindaco Marcello Stella ha riportato quanto messo a verbale durante la conferenza dei servizi, ossia la sua «contrarietà all’impianto e alla tecnica di incenerimento».
Ma quello che non ti aspetti arriva poco dopo da Firenze. «Non mi sono mai dichiarato contrario all’utilizzo di termovalorizzatori – dice Marras in una nota ricordando le due autorizzazioni rilasciate da presidente della Provincia - Anzi, penso che chi lo fa prenda in giro i cittadini perché una quota dei rifiuti che si producono deve comunque essere smaltita attraverso l’incenerimento». In questo senso, il capogruppo Pd parla di «atto dovuto» sul prossimo ok della giunta regionale e di «nota positiva» per quanto riguarda la continuità occupazionale. Ma poi aggiunge altro. «Non possiamo accontentarci delle briciole e tenerci un impianto vecchio e superato», dice.
La stessa impressione che nel 2009 ebbe anche la commissione d’inchiesta pubblica, eppure le autorizzazioni vennero rilasciate comunque. Per questo, interpellato, Marras ricorda non solo che gli ammodernamenti erano già previsti, ma anche «la storia che è seguita, come lo sforamento dei parametri di diossina e la serie di fermate all’impianto», aggiunge. Ecco allora, sostiene Marras, la necessità di una svolta (investimento) che segua il ragionamento portato oggi avanti in Toscana legato alle società dei servizi pubblici. «Temo che l’attuale compagine non abbia le capacità finanziarie per dare questo tipo di risposte – conclude la nota - invece sarebbe importante che si lavorasse ad un obiettivo più alto puntando a rivedere completamente l’assetto della produzione senza limitarsi a rifare un po’ il trucco a quello che già c’è altrimenti, per noi, per il nostro territorio, è forse auspicabile che l’impianto non riprenda più l’attività, perché il bilancio tra costi e benefici rischia di essere pesantemente sbilanciato in negativo». —
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