Gioco
Fanghi, stop all’invio in Lombardia Costi di smaltimento verso l’impennata
Una decisione del Tar ha bloccato i conferimenti Landi (Aquaser): «Possibili rischi per le acque marine»
GROSSETO
Un problema che da ieri investe il governatore Enrico Rossi, tutti i prefetti della Toscana, a partire da quello di Grosseto, Cinzia Torraco, ma soprattutto il presidente del Fiora e di Aquaser Emilio Landi. Venerdì scorso, il 20 luglio, il Tar della Lombardia ha emesso una sentenza sui fanghi di depurazione, che avrà conseguenze anche e soprattutto in Toscana e nella nostra provincia. La sentenza riguardava un ricorso di alcuni Comuni lombardi contro un provvedimento della Regione Lombardia in materia di fanghi destinati al recupero in agricoltura. In pratica i giudici hanno cancellato l’indicazione contenuta nella delibera sui limiti di ammissibilità degli idrocarburi nei suoli, per lo spandimento di fanghi o prodotti derivanti dal loro trattamento.
Alla luce di questa novità i gestori degli impianti di conferimento lombardi a cui vengono avviati da tempo, tra gli altri, gran parte dei fanghi dei depuratori delle province di Grosseto e Siena, da lunedì 23 luglio hanno cessato l’accettazione di queste risulte. Solo nell’area coperta da Acquedotto del Fiora se ne producono 15-20 mila tonnellate all’anno e c’era già un certo affanno nello smaltimento. «La situazione per i gestori delle decine di impianti di depurazione – conferma il pisano Giuseppe Sardu, coordinatore di Confeservizi Cispel Toscana - diventa adesso estremamente critica, non disponendo di sbocchi immediati per il recupero e lo smaltimento dei fanghi, stimati (in Toscana) in oltre 10mila tonnellate al mese».
«I gestori toscani – spiega Landi, molto preoccupato per questi risvolti - sono impegnati in progetti di investimento per poter disporre nei prossimi anni di un sistema impiantistico adeguato e autosufficiente, ma il provvedimento del Tar della Lombardia rischia di produrre i suoi effetti già dai prossimi giorni, in piena stagione estiva turistica, con rischi per le acque marine. Noi, per esempio, già eravamo in difficoltà, costretti a rifiutare la depurazione ai campeggi e a calcolare con estrema attenzione gli stoccaggi. Questa novità ha una portata negativa enorme. Non voglio neanche pensarci».
Ma cosa c’entrano le acque marine, la loro balneabilità? C’entrano, eccome. Nel caso i gestori non trovassero dove smaltire i fanghi residuali dei depuratori (facciamo l’esempio di quello di San Giovanni, 4.000 tonnellate all’anno di fanghi alle porte della città), verso Marina - andrebbero acque sporche, con effetti immediati sulla balneabilità delle nostre coste. Un rischio da scongiurare in ogni modo. Al punto che nelle ultime ore sono stati avviati i primi contatti per portare i fanghi addirittura in Polonia. Con costi moltiplicati per la collettività. «Per il conferimento – sono parole di Landi - pagavamo circa 70 euro a tonnellata, adesso andremo a pagarne 300-350». —
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