Mille anni di storia e cultura: sos per la cripta dell'abbazia di Giugnano
Per salvare i resti del monastero di San Salvatore nell'agro di Roccastrada: la comunità si è mobilitata con Comitato, pagina Facebook e iniziative. Ma mancano fondi
meraviglia ferita
«Entrare nella cripta è come entrare nel Medioevo: un viaggio indietro di mille anni. Da provare». L’assessore alla cultura di Roccastrada, Emiliano Rabazzi, parla con emozione dell’abbazia di San Salvatore a Giugnano.
Verrebbe voglia di dire che qui il tempo si è fermato, e invece, purtroppo, i secoli trascorsi hanno lasciato segni evidenti. Seminascosta dalla vegetazione, in un terreno privato accanto a un podere agriturismo (ma visitabile accordandosi con i padroni di casa), «a metà anni ’70 – spiega Rabazzi – la Soprintendenza la scavò e fece costruire una soletta in cemento che oggi grava sulle colonne, che si stanno inarcando».
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Un restauro diretto da parte del Comune è fuori discussione, dice con rammarico Rabazzi, «per mancanza di fondi». Eppure l’affetto della comunità per questo luogo è tangibile.
A metà anni Ottanta un gruppo dell’Azione cattolica raccolto intorno a Fernando Santoni, delegato Fai, la ripulì. Ne facevano parte anche Giulia Marrucchi e Roberto Farinelli, oggi storica dell’arte lei e docente dell’università di Siena lui, componenti del nascente Comitato che riunirà chi ha a cuore la tutela e la valorizzazione della cripta. Da ieri, inoltre, è on line la pagina Facebook SalvaGiugnano. In più la cripta l’anno scorso è stata inserita nel festival I Luoghi del Tempo e le è stata dedicata una Giornata Fai. Passi importanti per accendere i riflettori su questo luogo magico. Il prossimo è un click per I Luoghi del cuore del Fai. —
F.F.
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