Il lutto
«Non fu vizio di mente ma Novembri merita le attenuanti generiche»
L’uomo aveva strangolato la moglie con il cavo di una stampante ed era uscito «Si era allontanato senza una precisa intenzione»
«L’ipotesi che l’imputato al momento del fatto sia stato colto da una parziale e del tutto transitoria incapacità di intendere e di volere non è in alcun modo documentata». Lo scrive il giudice dell’udienza preliminare Marco Mezzaluna nelle motivazioni adesso depositate della condanna a 14 anni con il rito abbreviato (condizionato all’audizione del consulente di parte) di Alberto Novembri, 71 anni, che nel pomeriggio del 15 febbraio 2017 uccise la moglie Anna Edvige Costanzo strangolandola con il cavo di alimentazione di una stampante, nella casa di Pozzarello a Monte Argentario.
Il pm Maria Navarro aveva chiesto 16 anni, il difensore Roberto Cerboni aveva sollecitato il minimo proprio con il riconoscimento del vizio parziale di mente, sulla scorta delle dichiarazioni del proprio consulente, il dottor Andrea Bramerini. Ma il giudice nota che lo psichiatra ha ammesso che «la depressione di cui ha trovato affetto Novembri (al momento della visita) è collegata casualmente a quanto accaduto, trattandosi di un disturbo di tipo reattivo». Il medico curante ha escluso espressamente che Novembri soffrisse di patologie psichiche o addirittura psichiatriche. E per ciò il gup ha ritenuto di non dover concedere questa attenuante.
Ha concesso però quelle generiche, dichiarate equivalenti all’aggravante di aver commesso il fatto contro il coniuge. Perché «l’imputato in realtà non è fuggito ma, in preda allo choc per quanto commesso, si è allontanato senza una precisa intenzione, come dimostrato dai viaggi fatti avanti e indietro sulle medesima tratta sino a quando è stato fermato sul treno». Il giudice si riferisce agli spostamenti tra Orbetello e Roma e viceversa e all’individuazione di Novembri sul regionale diretto a Pisa nel tratto tra Capalbio (dove erano saliti i carabinieri) e Orbetello, nella tarda mattina del giorno successivo all’omicidio. Aveva confessato agli stessi militari («Ho fatto una c... con mia moglie») e poi al pm e al gip e aveva spiegato i fatti già all’amico, con una telefonata alle 7 del mattino sempre del 16 (e l’amico aveva avvertito i carabinieri). Novembri, secondo il gup, «con le iniziali propalazioni all’amico ha indubbiamente consentito una rapida risoluzione del caso, ammettendo sin dall’inizio le sue responsabilità e dando una ricostruzione degli eventi pienamente compatibile con quanto accertato dagli inquirenti». E ciò costituisce il secondo motivo di concessione delle attenuanti.
Sulle cause, sono ritenute valide le parole di Novembri: la lite era scoppiata a causa della citazione della moglie per una testimonianza, avevano discusso, lui era uscito, era rientrato e lei lo aveva di nuovo aggredito verbalmente. «È stata ira», aveva detto. —
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