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Grosseto

Ultraleggero cade in mare, il pilota: «Ecco come ho evitato la strage» - Video

Elisabetta Giorgi
Ultraleggero cade in mare, il pilota: «Ecco come ho evitato la strage» - Video

Parla il pilota dell’ultraleggero che ha compiuto un ammaraggio a Cala Martina. «Prima di salvare me ho pensato a come evitare le barche e i bagnanti»

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SCARLINO. Grazie ai nervi saldi ha evitato la strage. «Sotto di me c’erano bagnanti sulla spiaggia e imbarcazioni in mare», dice Giampiero Coradeschi, il 58enne pilota di Lucignano che, alla guida del suo ultraleggero, domenica 15 luglio dopo un’avaria ha compiuto una manovra estrema ed è ammarato al largo di Cala Martina.

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Coradeschi, ha avuto paura?

«Il problema è che in certe condizioni, se ti fai prendere dalla paura, muori. Invece devi vivere, e per vivere devi fermarti, pensare e agire».

L’ha salvata la lucidità.


«Beh, mi hanno salvato più cose. Di certo ci vuole fortuna; ci vuole un santo in paradiso che ti guardi e protegga e c’è bisogno di restare lucidi, sì. Solo così arrivi a fare certe cose che ti hanno insegnato e che cerchi di mettere in pratica in pochi istanti».

Ci racconti quegli istanti

«Quando ho ammarato ho sbloccato il cupolino, ho aspettato di arrivare in acqua e mi sono buttato fuori. In aereo a volte si dice che si guida “col sedere” nel senso che da seduti senti tutte le sensazioni, i movimenti dell’aereo: percepisci quando l’aereo ti lascia, quando c’è un’ala che va giù e teni il velivolo con la pedaliera, allora cerchi di tenerlo in prestallo fin quando non arriva in stallo e lì decidi la manovra che devi fare e che secondo te è più giusta…».

In quanto tempo si è accorto del guasto e in quanto tempo ha deciso?

«Purtroppo le ultime decisioni ho dovuto prenderle in pochissimo tempo, non saprei dire quanto ma è stato un flash: quando senti quel tempo “lo fai”, non puoi aspettare. Devi riflettere e agire. Fondamentale mantenere la testa: meglio perdere un secondo quando hai il tempo, che fare le cose quando ormai sono fuori tempo. Bisogna sempre fare così, non solo in questo caso. Se vai a fare un massaggio cardiaco e non sei capace, conviene aspettare un minuto e pensare un attimo a riordinare le idee e poi lo fai, piuttosto che fare subito e in modo sbagliato. Quindi 3 cose: fermarsi, pensare e agire. Cercare la lucidità di pensare a ciò che devi fare. Che poi, la difficoltà qui non era solo organizzare la manovra ma anche pensare a ciò che era fuori».

C’erano barche?

“C’era il mondo: c’erano barche, bagnanti. Ho dovuto scansare tutti: ecco perché non è stato semplice. Dovevo pensare ad aprire il cupolino, agli interruttori, a intercettare le valvole del carburante, a far sì che l’ammaraggio avvenisse in sicurezza avendo cura prima di tutto degli altri. Mi sono allontanato dalla linea dov’erano le barche e mi sono diretto dove nessuno corresse rischi».

Era partito dalla zona aretina: dove stava andando?

«Volevo andare a Punta ala, ero passato sopra la pista di Scarlino, poi a Punta Ala c’era troppo vento e stavo rientrando su Scarlino. L’idea era di fermarmi in una di queste due piste e andare a pranzo da qualche parte, ma poi...».

L’aereo è stato recuperato.

«Sì, la ditta ha provveduto con la supervisione della Capitaneria di Piombino e del primo maresciallo Federighi di Follonica che, tengo a dire, è una persona squisita. In Capitaneria si sono comportati in modo esemplare. Un lavoro di squadra: ringrazio i fratelli Ramazzotti e il Diving di Giada Cacco che è stata veramente straordinaria. Ora il mio aereo è fuori, in buone condizioni su un carrello, e vediamo se si potrà riparare». 


 

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