Il Tirreno

Grosseto

L’automazione, la “soluzione” che sostituisce l’umano

C’è stato un momento, anni fa, in cui la grande soluzione di tutto sembrava la meccanizzazione. L’automazione. Cercate un’informazione? Componete l’apposito numero. Risponde una voce metallica, con...

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C’è stato un momento, anni fa, in cui la grande soluzione di tutto sembrava la meccanizzazione. L’automazione.

Cercate un’informazione? Componete l’apposito numero. Risponde una voce metallica, con lo stesso tono delle macchine da gioco della sala giochi che frequentavate da adolescenti. Sillabe strascicate, angolose. Prego, formulate la domanda. Oh, scusate, il nome indicato non è corretto. Ripeterlo, per favore. Oh, riscusate, l’orario da voi specificato non risulta. Reimpostarlo, se volete essere così gentili. Ecco, finalmente la domanda è perspicua, ci abbiamo messo un po’, siete duri di capoccia, ma pazienza. Attendere la risposta. Ah non vi è arrivata? O forse non l’avete vista? Beh, in alternativa potete parlare con un operatore dopo il segnale acustico. Si sente una garganella di consonanti, mugugni di sottofondo. No, la macchina si capiva meglio.

Volete controllare lo stato del vostro conto in banca? Un secondo, l’operatore automatico ve lo dice. Ecco, il conto è vuoto. Ma che avete combinato con tutti ‘sti soldi? Ah, no, scusate, c’è stato un errore…

La stessa cosa sta succedendo nelle nostre stazioni ferroviarie. A cominciare dalle più piccoline. A breve somiglieranno ai villaggi minerari del Nordamerica alla fine della corsa all’oro. Il vento sibila tra le porte cadenti, alcuni fogli rotolano insieme a dei rovi sul pavimento non spazzato da secoli. In un angolo, un vecchio ubriacone dorme abbracciato ad un indiano della tribù dei Piedi Neri. Entrano due viaggiatori. Sportello del bigliettaio serrato. Dei pelosi ragni giganteschi penzolano dal soffitto, si arrampicano sul vetro. Un cartello suggerisce di fare il biglietto alla macchina (seguire la freccia). Indicare la stazione di partenza. No, non esiste, ripetere. Indicare la stazione di arrivo. No, non risulta nel territorio dell’Unità Europea. Trattasi di Terzo mondo? Indicare la data del viaggio, vediamo se almeno questa l’azzeccate.

Siete ormai stracchi, vi riposate per poi fare un secondo tentativo. Dietro di voi, alcuni turisti francesi digitano sullo schermo della macchina il francese come lingua dell’operazione. La macchina risponde nel francese che parlavano i contadini all’epoca di Giovanni d’Arco. Anche i galli abbandonano. Bisognerà ormai viaggiare senza biglietto.

L’automazione è la grande cura. I cinesi e gli Usa sono i primi a crederci. E tutti dietro. Ma oggi le macchine sostituiscono ferrovieri, impiegati di banca, operai. Domani sostituiranno voi. Anche questo ‘Segnali dall’Avana’. Stavolta è ancora umano. Dal prossimo numero lo butterà giù una macchinetta. —



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