Sicurezza
Nogesi e M5s contro Rossi «No all’accordo con Enel»
Il governatore punta a concedere un incremento dello sfruttamento a patto di un maggiore incasso. I Comitati: «Monetizza la salute della gente»
SANTA FIORA
«Il presidente Rossi va troppo di corsa sull’accordo con Enel per la geotermia in Toscana». Ne sono convinti i rappresentanti del M5s guidati in consiglio regionale da Giacomo Giannarelli, e gli attivisti dei comitati riuniti sotto la sigla Nogesi che incalzano: «Occorrerebbe una svolta radicale nelle politiche delle aree finora asservite alla geotermia, che invece Rossi conferma, in danno alla salute e al lavoro».
L’ennesima alzata di scudi antigeotermica arriva dopo la notizia che è in corso una trattativa Enel Green Power Regione Toscana per stilare un nuovo protocollo sulla geotermia che il presidente Enrico Rossi potrebbe chiudere entro l’estate, come riportato anche dal Tirreno di Pisa lo scorso 7 luglio.
La Regione vorrebbe arrivare a incassare di 60 milioni di euro l’anno con il nuovo accordo che prevede un incremento dello sfruttamento dei soffioni nell’Alta Valdicecina e nell’Amiata.
Dal canto suo Enel Green Power dovrebbe garantire emissioni bassissime, come quelle sperimentate in Amiata nelle centrali Bagnore 3 e Bagnore 4, dove i filtri Amis collegati fra loro permettono una ottimizzazione delle emissioni, trattenendo ammoniaca e altre sostanze.
Con i 60 milioni che arriverebbero alla Regione sono in ballo soluzioni di questioni cruciali, in particolare dell’alta Val di Cecina: ospedale di Volterra, strada 439, fiume Cecina, banda ultra larga.
Ma i Comitati incalzano e ironizzano. «Le intenzioni di Enrico Rossi sono abbastanza trasparenti: monetizzare la salute della popolazione, tentando di dividere popolazioni buone (quelle della zona geotermica nord, acquiescenti ai disastri della geotermia) da quelle cattive (quelle dell’Amiata, più riottose) con un po’ più di fondi da spillare ad Enel, briciole rispetto a quanto quest’ultima ottiene dagli incentivi statali. Inoltre, l’accordo in preparazione perché fa parti diseguali fra uguali? L’ospedale di Volterra perché andrebbe salvaguardato più degli ospedali amiatini? E perché il fiume Cecina andrebbe salvaguardato più del fiume Fiora e del Paglia?».
Nogesi ricorda pure l’accordo del 2003, “Cecina bacino pilota”, finanziato con ben 35 milioni di euro, non andato a buon fine; ricorda la questione salgemma e l’inquinamento da mercurio. E insinua un dubbio: «Pare proprio che anche i sindaci toscani dell’Alta Val di Cecina, oltre a quelli dell’Amiata, non siano immensamente felici di colare a picco con Rossi», dice.
Il M5s, affronta dal canto suo la questione sul piano politico e fa presente al governatore l’opportunità di far esprimere anche il consiglio regionale, modificando il piano energetico e procedendo con un confronto con il ministero competente. «In questi anni troppo pochi sono stati i benefici e a rimetterci è stata la cittadinanza», osserva Giannarelli che torna a spiegare la linea del movimento sullo sfruttamento dei soffioni.
«Sì alla bassa entalpia e media entalpia – dice – solo col consenso delle popolazioni ospiti, per soddisfare una domanda di economia circolare, con la garanzia di emissioni zero. No a nuovi impianti ad alta entalpia. Tutto il resto è da evitare. Puntare sul risparmio energetico e sul mix di fonti rinnovabili come il fotovoltaico e l’eolico». —
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